Rimini, tenersi la palazzina okkupata si può. Basta trovare il giudice giusto

Occupate una casa. Se per caso il proprietario viene a parlare con voi per cercare di farvi andare via, è fatta: a quel punto la casa è vostra, perché è evidente che il proprietario «apriva una trattativa informale e acconsentiva» all’occupazione. Vi sembra folle? Per un giudice di Rimini, invece, funziona proprio così e lo stabile non può essere messo sotto sequestro. Poi certo, c’è il fatto che a occupare sono stati  gli esponenti di un noto centro sociale locale, il Paz, ma questo va considerato come un dettaglio. A meno che non si voglia ammettere che di fronte alla legge c’è sempre qualcuno che è più uguale di altri.

La cronaca dell’occupazione

A fine maggio quelli del Paz, che occupavano abusivamente due palazzine, una pubblica e una privata, sono stati sgomberati. Qualche giorno dopo hanno dato vita a un corteo di protesta e un gruppo di circa 60 antagonisti si è staccato per andare a occupare Villa Ricci, una palazzina di inizio Novecento di proprietà del Comune. Secondo quanto ricostruito dal Gip, la sera dell’occupazione l’assessore alla Sicurezza, Jamil Sadegholvaad, esponente di una giunta di centrosinistra, avrebbe incontrato una degli attivisti, dicendo che avrebbe attivato un tavolo tecnico sull’emergenza abitativa di immigrati e senza tetto. Vista la sentenza che nega il sequestro, però, l’assessore ha chiarito che non è mai esistita alcuna trattativa e che non ha mai neanche incontrato qualcuno del Paz. Gli unici incontri avvenuti – ha spiegato Sadegholvaad, erano stati con l’assessorato ai servizi sociali «in relazione alla procedura di assegnazione ad evidenza pubblica» per un altro stabile.

Per il gip non è sicuro che volessero occupare

Comunque sia, secondo il gip di Rimini Sonia Pasini, l’eventuale procedura di ascolto dimostrerebbe che il Comune «acconsentiva e apriva una trattativa informale» sul fatto che gli occupanti rimanessero nello stabile, e poco importa che nei giorni successivi il Comune abbia regolarmente sporto denuncia. Il gip Pasini ha ritenuto lo stesso di rigettare la richiesta di sequestro dello stabile. Non che abbia escluso il “fumus”, ossia la possibilità che i sei indagati abbiano effettivamente consumato il reato di invasione di proprietà altrui al fine di occuparla, e anzi l’ha riconosciuto, ma ha sostenuto che non ci sarebbe la certezza della volontà del Paz di occupare abusivamente e dell’amministrazione di riavere la disponibilità del bene.

Una decisione politica?

Il ragionamento però fa un po’ a cazzotti con i dati oggettivi della vicenda: perché allora il Comune avrebbe sporto denuncia e avviato le procedure per il sequestro? E perché quelli del Paz, se non volevano occupare abusivamente, sono entrati nello stabile nel corso di una manifestazione invece di fare richiesta di assegnazione? Domande che non trovano una risposta logica e che, per questo, suscitano un altro interrogativo: e se la logica della decisione non fosse giuridica, ma politica? E qualche domanda, questa storia, deve averla suscitata anche all’interno della procura, se – come è stato riferito – contro la decisione del giudice, il procuratore capo Paolo Giovagnoli e il pm Davide Ercolani, titolari dell’inchiesta, hanno deciso di continuare a indagare per poi, eventualmente, rinnovare la richiesta di sequestro al gip.