Rimini, dal sindaco no ai gadget del Duce. Ma forse ce l’ha con Predappio

Basta con i souvenir inneggianti al fascismo: lo chiede il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, in una lettera inviata all’attenzione dei deputati. Boutade? Colpo di calore? No, noi pensiamo che, come spesso accade, gatta ci covi. Che l’iniziativa del riminese abbia un altro e ben diverso obiettivo. Intanto, a vederlo in posa nelle foto su internet Gnassi dev’essere uno che tiene molto alla sua immagine. Uno che, in perfetto stile renziano, sogna sicuramente di meritare un parterre più importante ed impegnativo della sua piccola, per quanto nota, realtà. Nulla questio sui sogni: ognuno è libero di farne e anche di bizzarri. Ma, per l’appunto, è possibile che questo rampante quarantenne si sia fatto quattro conti e, in vista del rinnovamento della compagine parlamentare piddina, stia provando a spuntare la lista dei possibili contendenti. Un attacco in realtà  portato non tanto ai produttori di medagliette, foto e cimelii e men che meno ai bancarellari che con quegli oggetti sbarcano il lunario. No, la pensata sembra più subdola. Il disegno più ampio: Gnassi infatti deve aver individuato l’avversario da sconfiggere in Giorgio Frassinetti, suo collega di partito nonchè sindaco piddino di Predappio. Perchè proprio il “compagno” Frassinetti sarebbe il più duramente colpito se la trovata estiva del collega di Rimini andasse in porto. Perchè a questo porterebbe la richiesta inviata da Gnassi ai parlamentari locali di vietare il commercio dei souvenir con immagini del periodo fascista e nazista. Proposta argomentata con l’idea di emendare la legge sull’apologia del fascismo inserendo anche un’eventuale punizione per chi vende oggetti riportanti simbologie o immagini del regime. Eccola la furbata di Gnassi. Ecco l’idea che da un lato può catapultare la sua immagine dal ridotto del Grand Hotel di Rimini alla ribalta dell’informazione nazionale e dall’altro togliere di mezzo un potenziale rivale. Fregando Frassinetti che della Romagna incarna l’anima più popolana e sanguigna. Impedire la vendita dei gingilli  del Duce e del Fascismo alle migliaia di turisti che ogni anno si recano nel borgo natale di Benito Mussolini sarebbe un colpo durissimo all’economia dell’intera zona. E perciò alle ambizioni politiche del rivale. Come le guerre intestine nella Dc degli anno sessanta: ecco gli uomini nuovi del nuovo Pd di Renzi!