Renzi vuole approfittare della crisi greca per tagliare le tasse: ecco come

Si può trasformare un problema in una opportunità? Nella testa di Matteo Renzi la domanda ronza ormai da tempo. La questione è la seguente: se alla fine, nonostante tutto, la crisi greca si risolverà, l’Italia dovrà sfruttare al massimo i margini di flessibilità sui conti. Il premier ha davanti a sé due scadenze cruciali: la legge di Stabilità dell’autunno e le amministrative di primavera. Per arrivare preparati all’appuntamento occorre avere le idee chiare oggi.

La finanziaria Renzi dovrebbe sfiorare i 20 miliardi di euro

Renzi non ha alcuna intenzione di presentarsi all’appuntamento a mani vuote, e di ridurre la manovra ad un mero esercizio contabile per rispettare i parametri europei. C’è da riconfermare la decontribuzione per i neoassunti (le imprese ci rimarrebbero molto male, e l’occupazione ne risentirebbe), ma soprattutto c’è da recuperare consenso fra chi si è già dimenticato degli 80 euro.

Meno tasse sulla casa per rilanciare edilizia e immobiliare

Come fare? C’è chi ha messo in giro l’ipotesi di abolire la tassa sulla prima casa. Una strada impraticabile. Più plausibile invece che Renzi approfitti della promessa riforma della local tax (quella che abolirà la distinzione fra Imu e tassa sui servizi comunali) per reintrodurre una soglia sotto la quale non si paga (con la vecchia Imu valeva 200 euro), o una detrazione per figli a carico (ne valeva altri 50). «Le prossime settimane saranno importanti per discutere di come avviare la nuova fase», diceva Renzi venerdì di fronte al premier irlandese. «Ora possiamo dire che un’Europa che si basa solo sui parametri non esiste? Occorre pensare a settori come immobili e costruzioni che ancora soffrono».

La chiave nelle regole europee è la «clausola per gli investimenti»

Funziona – si legge su “La Stampa” – come la cosiddetta «clausola delle riforme» usata già quest’anno: il governo approva misure ben viste da Bruxelles, dimostra che ciò può aumentare il potenziale di investimenti, la Commissione ci concede un margine che potrebbe raggiungere almeno i sei miliardi. «In effetti c’è questa opportunità», ammette il vice al Tesoro Enrico Morando.