Rai, a Renzi non basta Verdini: governo messo sotto dall’opposizione

Sulla Rai il Governo va sotto al Senato e subito arriva la battuta salace di Renato Brunetta.“Governo battuto a Palazzo Madama su riforma Rai. Verdiniani o non verdiniani maggioranza non c’è più. Good morning Vietnam-Senato. Ciao Renzi”. Lo scrive su twitter il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio. In effetti l’episodio riguarda la votazione sull’art. 4, che viene soppresso grazie all’approvazione degli emendamenti di minoranza Dem, FI e M5S, che chiedevano anche la delega al governo sul canone. L’emendamento soppressivo è passato con 121 voti favorevoli e 118 contrari.

Rai, 18 senatori Dem bocciano l’art.4

Sono 18 i senatori della minoranza Dem che hanno votato l’emendamento soppressivo dell’art.4 della riforma Rai, che ha visto il governo andar sotto per 3 voti, accompagnati da 2 senatori di Ala, il nuovo gruppo di Verdini che dovrebbe essere la “stampella” del governo almeno in termini di numeri al Senato. Significative le assenze dei verdiniani. In un gruppo di 10 disertano il voto in 7. Non hanno votato invece 12 del Pd (uno di loro però è il presidente del Senato Grasso). I “si” alla soppressione sono stati 121, i “no” 118.

Rai, la riforma va avanti tra polemiche e intoppi

Il fatto che il governo sia stato battuto sull’art.4 non ha impedito la possibilità di continuare l’esame del provvedimento. Ma l’episodio ha rinfocolato le polemiche tra i partiti e nella stessa sinistra. Il voto negativo dell’aula su un articolo non certo marginale arriva a ridosso della decisione del governo di procedere al rinnovo delle Cda della Rai con la legge vigente, quella Legge Gasparri che lo steso Renzi aveva denigrato usando parole sprezzanti (“La Rai è un  luogo di cultura, non può essere governata da una legge che porta il nome di Gasparri”).  Alla fine, Renzi, dopo le ripetute promesse sull’imminente riforma della tv pubblica, è tornato sui suoi passi e dato il via al rinnovo degli organi. Ora giunge un nuovo intoppo sulla strada della riforma della governance del settore. E, forse, non sarà nemmeno l’ultimo.