Profughi, il Veneto è una polveriera. Zaia: «Ci stanno africanizzando»

Profughi: una situazione esplosiva che sta trasformando il Paese in una polveriera. Ne sa qualcosa il Veneto, in particolare, che da settimane denuncia per bocca del suo governatore Luca Zaia, un drammatico problema di contenimento della situazione che rischia di degenerare ormai da un giorno all’altro. L’ultima dimostrazione sul campo la dura protesta improvvisata stamane a  Quinto di Treviso, davanti al residence dove da mercoledì sono stati portati 101 profughi.

Profughi nel residence, la protesta dei residenti

Dunque, ci risiamo: ancora momenti di forte tensione in Veneto, ancora un problema di accoglienza coatta e di difficile gestione. Dopo lo smistamento e la sistemazione di pullman stipati di migranti in arrivo ciclico e costante; dopo l’invasione delle palestre comunali attezzati a luioghi di prima accoglienza, ora tocca anche al residence di Quinto di Treviso, dove appena mercoledì sono stati portati 101 profughi freschi di sbarco. Anche stavolta, allora, la scena che si ripropone è quella già vissuta in altri piccoli centri della Regione, con il presidio improvvisato da residenti della zona che, dopo essersi seduti in strada per protestare contro l’arrivo dell’ennesimo plotone di immigrati, sorvegliati da Polizia e Carabinieri, hanno impedito che gli addetti della cooperativa che ha in carico i migranti consegnasse loro una cesta di cibo. Ignoti, inoltre, hanno anche portato all’esterno diversi materassi che dovevano servire per far dormire i profughi, dandogli fuoco. Stando agli ultimi accertamenti sul caso, infine, i migranti si trovano attualmente all’interno del complesso residenziale ex Guaraldo. Sul posto si è recato anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, al quale i residenti hanno annunciato che le iniziative di protesta continueranno ad oltranza, fino a che i profughi non saranno allontanati.

Zaia: «Stanno africanizzando il Veneto»

E proprio il governatore Zaia ha espresso viva preoccupazione sulla situazione che la regione da lui amministrata sta vivendo: «Questa non è un’emergenza. Ci hanno dormito sopra per quattro anni, stiamo africanizzando il Veneto», ha tuonato il presidente Zaia in merito a quanto si è verificato a Quinto di Treviso, ennesima cittadina alle prese con il problema dell’arrivo di un centinaio di migranti da sistemare in appartamenti sfitti di un residence: una soluzione non particolarmente agradita agli abitanti della zona che hanno allestito il presidio di protesta. Sul caso – l’ennesimo – Zaia ha detto di aver chiesto all’Ulss di fare un’ispezione sanitaria. «Penso – ha spiegato – che i sindaci siano messi nelle condizioni di produrre delle ordinanze se i dati andassero nella direzione della inagibilità dei luoghi. Con il sovraffollamento io se fossi un sindaco farei un’ordinanza di sgombero. I sindaci sono eletti dal popolo e i prefetti non mi risulta si siano mai candidati. Qui comandiamo noi. I veneti scelgono i loro amministratori e i loro sindaci. Il governo – ha poi concluso – non deve mandare più anche un solo profugo. Purtroppo questi fatti accadono anche in altre regioni d’Italia. Noi non condividiamo il discorso della violenza, ma siamo qui e protesteremo fino alla fine».

Intanto, in arrivo ad Augusta altri 579 migranti

Intanto, mentre il nord priotesta e ovunque si cerca di smistare e sistemare la nuova ondata di migranti, altri profughi sono in procinto di sbarcare (si prevede intorno alle 18) al porto di Augusta, dove sono diretti a bordo della nave Chimera della Marina militare con a bordo 579 profughi, frutto di due operazioni di soccorso a barconi che trasportavano rispettivamente 320 e 259 migranti. Contestualmente, poi, il Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina presso la Procura di Siracusa ha individuato i tre presunti scafisti, egiziani, alla guida di un barcone dove si trovavano altri 335 migranti di nazionalità egiziana, siriana, sudanese. I profughi sono approdatimercoledì al porto di Augusta a bordo del mercantile Hermes Lander delle Bahamas, supportato da due motovedette della Guardia Costiera. Si trovavano a 138 miglia a est di Augusta su un motopesca egiziano partito sette giorni fa dai porti di Alessandria e Rachid. Ogni passeggero avrebbe versato all’organizzazione tra i 1500 e i 2000 dollari.