Prodi insiste: “Ci vuole più Europa. Oppure Atene sarà la nostra Sarajevo”

“Qualunque sia l’esito del referendum, la Grecia alla fine non uscirà dall’euro. Tuttavia l’Europa, se vuole salvarsi, deve dotarsi immediatamente di una forte autorità di tipo federale, altrimenti sarà votata al fallimento. Di fronte al precipitare della crisi è questo il pensiero di Romano Prodi, uno dei “grandi vecchi” europei che guarda con preoccupazione, e non poca amarezza, ai sussulti che da Atene stanno dilangando in tutta la Ue”, si legge su “La Repubblica”.

Per Prodi, «Il danno di una uscita della Grecia dall’euro sarebbe troppo grande»

«L’uscita della Greda non sarebbe tanto un danno economico, quanto un vulnus alla credibilità politica dell’Europa. Quando, da presidente della Commissione, dicevo che il parametro del 3 per cento era una follia, e che occorreva invece una politica di integrazione dei bilanci, mi hanno accusato di minare la credibilità dell’Europa. Voglio vedere come Merkel, Juncker o Lagarde possono prendersi la responsabilità di lasciare la Grecia fuori dall’euro: voglio sperare che Atene non sia la nostra Sarajevo».

“Voglio vedere la Merkel che caccia la Grecia dall’euro”, tuona Prodi

«Mia madre diceva: dai cattivi debitori si prende quello che viene. Fin dall’inizio si sapeva che la Grecia non avrebbe mai potuto restituire per intero il suo enorme debito. Un compromesso di buonsenso, all’inizio di questa crisi, sarebbe stato un taglio del debito sopportabile per i creditori e l’imposizione di una austerità sopportabile per i greci. Ma non è successo perché hanno prevalso logiche nazionali: gli estremisti di Tsipras da una parte, e i bavaresi dall’altra».

“Grecia è entrata nell’euro truccando i conti”, ammette Prodi

«La Grecia è entrata nell’euro perché ha potuto ingannare vergognosamente sui dati reali della propria economia grazie al fatto che Francia, Germania e Italia avevano rifiutato il doveroso controllo europeo sui bilanci, magari affidato alla Corte dei conti. Se ci fosse stata una forte autorità federale, probabilmente Atene non sarebbe mai entrata nell’unione monetaria, o sarebbe entrata ad altre condizioni. Invece noi non abbiamo voluto un’autorità federale. Abbiamo delegato ogni potere ai leader nazionali, che sono ostaggi dei loro problemi di politica interna».