Pisa, arrestato marocchino cresciuto in Italia: istigava alla jihad e alle stragi

E’ cresciuto in Italia. E, in Italia, è diventato un istigatore alla jihad, al martirio, al terrorismo esercitato attraverso azioni eclatanti. Un’attività molto social che Jalal El Hanaoui, venticinquenne marocchino, arrivato in Italia nel 1998 quando aveva appena otto anni, per un ricongiungimento familiare, esercitava, con grande disinvoltura e altrettanta convinzione, attraverso tre profili Facebook seguitissimi e cliccatissimi dai numerosi fans.
Lo hanno arrestato, dopo averne monitorato per mesi la sua intensa attività di propaganda e di incitamento all’odio nei confronti degli occidentali considerati infedeli, gli uomini della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Firenze parte di una articolata task force messa in campo dalla Polizia e costituita, oltre che da operatori Digos specializzati nelle attività di contrasto al terrorismo, da unità artificieri, da operatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni, dalla Polizia Scientifica e dal Nucleo Prevenzione Crimine della Polizia di Stato.
Le indagini sono, naturalmente, all’inizio. Ora, nel proseguo, sarà analizzata anche la posizione di quanti seguivano quotidianamente questo seguace di Al Baghdadi. Ma, intanto, si scava nella vita di questo giovane marocchino disoccupato, con piccoli precedenti penali e di polizia per reati connessi agli stupefacenti e contro il patrimonio, cresciuto in Italia e che viveva in un appartamento di un quartiere di case popolari alla periferia del centro pisano di Ponsacco nei pressi del complesso sportivo “I Poggini” assieme al fratello ventiduenne e ai due genitori, tutti incensurati. Una famiglia di immigrati come mille altre, una famiglia alla quale l’Italia ha dato disponibilità, accoglienza, assistenza, servizi, istruzione, perfino un alloggio popolare, ritrovandosi, in cambio, il terrorismo islamico in casa.
Nato a Souk Sebt, in Marocco, il venticinquenne Jalal El Hanaoui, arrestato ora per istigazione alla jihad, è, ufficialmente, disoccupato. Il suo tempo lo passava sul web a fomentare l’odio contro l’Occidente inneggiando a stragi e attentati attraverso i tre profili Facebook che aveva, uno dei quali contava, secondo gli investigatori, su almeno cinquemila seguaci.
Nella sua attività di istigazione ad attività terroristiche, il marocchino aveva postato su Facebook anche foto di celebri monumenti dell’Occidente, forse considerati da lui possibili obiettivi di attentati. Tra questi la Statua della Libertà, la Torre di Pisa, la Cattedrale di San Basilio a Mosca. Ma anche un muro in Israele per la separazione dei territori occupati e un’avveniristica architettura a Dubai.
Nella perquisizione della sua abitazione, gli uomini della polizia hanno sequestrato un computer e tre telefoni cellulari che ora sono all’esame degli investigatori e i cui esiti dovrebbero consentire di ricostruire tanto il quotidiano di Jalal El Hanaoui quanto la rete di simpatizzanti che si era costruito nel corso di questi anni attraverso il web. Nel settembre dello scorso anno scriveva sui suoi profili Facebook sui quali campeggiava anche una bandiera dell’Isis: «Ha successo chi muore martire. Chi cancella i peccati versando il sangue entrerà nel paradiso profumato». E a dimostrazione delle sue reali intenzioni aveva postato la foto di un terrorista che sgozzava un uomo corredando l’immagine con la didascalia: «Per alcuni sono assassini mentre per le mamme del Medio Oriente sono eroi».
In qualità di amministratore El Hanaoui gestiva tre profili facebook, da cui, accanto a discussioni su temi religiosi islamici, invitava però chi lo seguiva a posizioni oltranziste ed estremiste, evidenziando una chiara condotta per proselitismo a favore della partecipazione alla jihad.
Gli stessi argomenti, secondo le indagini di Digos e Polizia postale, sono stati usati dal 25enne anche in video e commenti inseriti in altri gruppi a cui era iscritto, raggiungendo, così, una platea di circa 12 mila persone, non solo nel mondo arabo ma anche italiani.
In una foto si vede una scritta nel deserto che, tradotta, significa «solo la legge di Dio va seguita mentre, le leggi degli uomini devono essere distrutte». Secondo gli investigatori l’arrestato propugnava come mezzi per realizzare lo stato islamico, anche stragi, omicidi, attentanti e danneggiamenti. In un suo commento si legge che si isserà «dal sangue la bandiera dello stato islamico». In un altro commento esorta « democratici ad andare via, noi faremo la jihad».
Ma quello che più preoccupa gli investigatori è che El Hanaoui non risulta essere frequentatore di moschee, ma in compenso, appunto, trascorreva tante ore al giorno su internet collegato ai social network. «E’ un giovane molto esperto di informatica e telematica – ha spiegato il procuratore della Dda di Firenze, Giuseppe Creazzo – ed è proprio attraverso il web e i social network che istigava alla jihad e alla guerra santa».