Pd contro Pd sulle dimissioni di Crocetta. E lui si chiude nel bunker

«Insostenibile», «surreale», «mortificante». Il caso Crocetta arricchisce il dibattito politico di molti aggettivi, e nessuno è positivo. All’indomani dell’anniversario della morte di Paolo Borsellino e, soprattutto, delle autocelebrazioni epiche con cui il governatore della Sicilia ha annunciato di non avere alcuna intenzione di dimettersi, avversari, compagni di partito e società civile restano concordi nel giudicare più necessario che mai il passo indietro.

Crocetta “steso” da Manfredi Borsellino

«Non mi dimetto, sono un combattente e un combattente muore sul campo. Se lo facessi la darei vinta ai poteri forti», ha detto Crocetta, parlando di «golpe», asserragliato nella sua casa di Tusa. Una posizione che, come hanno notato in molti, si è fatta insostenibile anche al di là del giallo sull’intercettazione della telefonata in cui il medico Matteo Tutino avrebbe detto che Lucia Borsellino doveva fare «la fine del padre». La pietra tombale sulla vicenda, infatti, sono state le parole del fratello di Lucia, Manfredi Borsellino, che nel corso delle commemorazioni per il padre ha denunciato l’isolamento in cui si era trovata la sorella quando era assessore alla Sanità in Sicilia. Una denuncia decisa in assoluta autonomia, ha chiarito Manfredi Borsellino, che, intervistato dal Corriere della Sera, ha spiegato: «Lucia non poteva parlare e ci ho pensato io. Nulla di concordato. Lei, in vacanza con nostra sorella Fiammetta a Pantelleria, non si aspettava niente di tutto questo. Io non ci ho dormito la notte».

I problemi interni al Pd

«Intercettazione o non intercettazione, dopo le parole di Manfredi Borsellino la situazione in Sicilia è insostenibile», ha commentato il vicesegretario Pd Debora Serracchiani, in un colloquio con Repubblica. «Quanto ha detto Manfredi, raccontando la solitudine e il calvario della sorella Lucia, le difficoltà, le ostilità e le offese subite solo per adempiere al suo dovere di assessore alla Sanità, quasi un corso e ricorso della vicenda del padre Paolo, mi hanno scosso», ha proseguito Serracchiani, aprendo al voto anticipato e parlando della necessità di fare in fretta anche perché «una agonia politica il Pd non può permettersela». Ma nel partito non tutti la pensano come lei e la componente siciliana che fa capo a Beppe Lumia difende il governatore.

Il centrodestra all’attacco

«È un incapace che mortifica la Sicilia. Se ne deve andare non per telefonate presunte, ma per certa e manifesta incapacità», è stato poi il commento di Maurizio Gasparri, per il quale Crocetta è «un irresponsabile che ha devastato la Sicilia e che offende il senso comune con le sue ridicole parole». «Chi lo critica o è mafioso o è omofobo», ha sottolineato il senatore di Forza Italia, incitando «il centrodestra a trovare forza e unità per liberare la Sicilia dalla sinistra dell’incapacità e dai grillismi velleitari e più vanamente urlanti di Crocetta». Di «cosa surreale», per cui «faccio un appello al presidente del Consiglio perché è così grave che non si può restare sospesi», ha parlato poi il governatore della Lombardia ed ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, mentre per Giorgia Meloni  «Crocetta ha contribuito a umiliare i siciliani». «Speriamo – ha proseguito la presidente di FdI – che venga data la possibilità ai cittadini di scegliere nuovamente un governatore all’altezza della situazione. Questo lo dico anche al Partito democratico».

Dalla Chiesa contro il “circo dell’antimafia”

È stato poi il presidente onorario di Libera e figlio del generale dei carabinieri ucciso dalla mafia, Nando Dalla Chiesa, a ricordare che «Crocetta inizialmente sembrava una specie di sano eversore dell’ordine costituito in Sicilia». «Poi… Che delusione: non lo avrei immaginato», ha proseguito Dalla Chiesa, difendendo l’antimafia degli anni Ottanta e spiegando però che «l’antimafia si è allargata dando spazio a protagonisti non abbastanza valutati, persone che si sono auto-rappresentate come vittime possibili di Cosa nostra o di altre associazioni criminali». «Un vero e proprio “circo dell’antimafia”, con figure che mi trovo intorno senza sapere bene chi siano», ha proseguito Dalla Chiesa, chiarendo che la sua fiducia in Crocetta ha iniziato a vacillare non dopo gli ultimi eclatanti scandali, ma «quando ho visto quei cambi a raffica di assessori». È stato allora che «sono passato dalla prudenza alla diffidenza. E dopo le dimissioni a fine giugno di Lucia Borsellino – ha concluso Dalla Chiesa – è scattata per me la lontananza assoluta, indipendentemente dal contenuto di quella presunta telefonata: non puoi usare la Borsellino, chiamarla in giunta e poi lasciarla sola».