Paghiamo un Parlamento paralizzato da riforme inutili e liti sui matrimoni gay

Si chiama ingorgo parlamentare. Ogni anno, quando manca un mese o poco più alla sospensione dei lavori di Camera e Senato per la pausa estiva, si fanno i conti con i decreti da convertire, pena la scadenza dei termini, e con le riforme da approvare che ballano da un’aula all’altra. Anche quest’anno la storia si ripete. Tra riforme e cinque decreti che incombono è scattata l’emergenza. Un problema in più da gestire da parte dei presidenti dei due rami del Parlamento. Un problema che, calendario alla mano, non è facilmente risolvibile. Circola voce che Renzi voglia imporre ai senatori di lavorare anche ad agosto. Ammesso e non concesso che ci riesca, si troverà di fronte ad un bivio. Domani approda a Montecitorio la riforma della scuola. Se tutto va bene, entro pochi giorni diventerà legge.

Parlamento alle prese con la riforma del Senato

Subito dopo, però, c’è da scegliere se passare all’approvazione della riforma costituzionale del Senato, sulla quale la minoranza del Pd annuncia battaglia (“Se non si raggiunge un accordo sulla elettività del Senato, sarà un Vietnam, tuona Vannino Chiti, uno dei 25 dissidenti), o se calanderizzare l’altrettanta spigolosa e complicata riforma della Rai. A sentire il ministro Elena Boschi, sulla riforma del Senato Renzi vuole portare a casa il voto definitivo prima delle vacanze. L’unica cosa certa è che domani il ddl riprende il suo cammino in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, dove le forze tra maggioranza e opposizione sono pari (14  a 14). Vedremo come andrà a finire. Per la Rai e le unioni civili le probabilità che se ne riparli a settembre sono abbastanza concrete.

Cinque decreti in Parlamento da convertire entro agosto

Anche perché ci sono i decreti da convertire. Il 20 luglio scade il decreto legge per la rivalutazione delle pensioni di cui si occupa il Senato. Il decreto recepisce una recente sentenza della Consulta. Poi ci sono i decreti sugli entri locali (scadenza 20 agosto) e quello sul credito e i fallimenti 8scadenza 23 agosto). Nel frattempo a Montecitorio è approdato anche il decreto del governo su Ilva e Montefalcone, varato il 3 luglio. Alla Camera, infine, bisognerà accelerare i tempi per approvare la legge delega sulla Pubblica amministrazione, che dovrà tornare al Senato. Se non si farà in tempo, con questa massa di provvedimenti da discutere e approvare, il rischio che il Parlamento riapra a fine agosto è reale. Una evenienza che, statene certi, i parlamentari cercheranno in tutti i modi di evitare.