Un Paese bloccato da scioperi e sindacati: ecco l’Italia di Renzi

Lo sciopero infatti è un diritto, e i diritti incontrano le simpatie universali che i doveri si sognano: negli ultimi anni abbiamo seguito lo sciopero più bizzarro e drammatizzato del mondo, quello dei parcheggiatori abusivi in centro a Palermo o davanti al Cardarelli di Napoli. «Siamo stanchi di prendere multe», dicevano i parcheggiatori abusivi rivendicando l’onestà di padri di famiglia che s’arrangiano senza «essere mafiosi». Fermi tutti, dunque: se lo sciopero è un diritto per i parcheggiatori abusivi, per gli altri assume contorni sacrali e del resto è una celebrazione quotidiana.

Dal 2009 al 2014 si sono calcolati oltre mille scioperi all’anno

E qui – scrive Mattia Feltri su “La Stampa” – non si calcolano gli scioperi di treni e aerei e navi e traghetti, di piloti, di hostess, di personale viaggiante e personale di terra in un groviglio di rivendicazioni che – dicono i dati della Commissione garanzia sciopero – nell’ottanta per cento dei casi si fanno imperiose soprattutto di venerdì e di lunedì.

I sindacati “rivendicano” tutti i giorni: ma meglio se nel weekend

L’orgoglio di categoria si scatena in coincidenza con il week end un po’ per tutti e di solito è facilmente prevedibile: se si delinea una riforma della pubblica amministrazione sciopererà la pubblica amministrazione, se si delinea una riforma della magistratura sciopererà la magistratura, se si delinea una riforma del lavoro sciopererà chiunque. Questo non ci impedisce di imbatterci in scioperi estemporanei, quello dei pescatori adriatici contro l’ostile legislazione europea e il caro gasolio, quello delle mogli dei pescatori siciliani contro le limitazioni di pesca del tonno rosso, quello dei lavoratori delle librerie Feltrinelli contro la «perdita dell’anima» dei negozi ridotti a «centri commerciali» della cultura, quello dei telespettatori contro la modestia filosófica dei palinsesti, sciopero organizzato a Milano con la graditissima partecipazione (si disse qualche anno fa) di alcune esasperate famiglie-Auditel.

Lo sciopero fa parte del nostro orizzonte giornaliero

Si è visto scioperare persino i vigili e i commessi l’Oréal, perché in Italia lo sciopero è quasi una scadenza, una cambiale da paga re a sé stessi, talvolta lo sciopero è un esercizio di protervia fantasiosa e chi scrive ricorda di aver scioperato da studente perché il preside aveva negato l’autorizzazione a installare l’albero di Natale in classe, e siccome il medesimo preside negò poi anche l’autorizzazione allo sciopero fu automatico e inappellabile lo sciopero contro la compressione del diritto di sciopero. E alla fine il dolore inconsolabile riguarda l’unico sciopero che tutti amavamo alla follia e che, guarda caso, è anche l’unico a essere scomparso dalla faccia della terra: quello ai caselli dell’autostrada.