Nucleare, plauso all’intesa. Ma Israele: «Il mondo ora è più pericoloso»

Nucleare, accordo raggiunto: e ora? Ora tutti soddisfatti, dagli Usa – ad eccezione del candidato per la nomination repubblicana Jeb Bush e i suoi sostenitori, che ha definito l’intesa «pericolosa, profondamente sbagliata e miope» – alla Santa Sede che, nelle parole del portavoce Federico Lombardi ha espresso il favore del Vaticano all’intesa tra Teheran e Washington, che ha definito «positiva, un risultato importante, sostegno per altri sforzi e per frutti che allarghino ad altri campi», esprimendo in nuce la speranza che il ponte gettato possa favorire cooperazione e dialogo non solo sul nucleare.

Nucleare, tutti soddisfatti?

E allora, tutti contenti? Sembrerebbe proprio di no, visto che il paluso non arriva all’unanimità: per Israele infatti, per esempio, che ha paralto per voce del  premier Benyamin Netanyahu, «il mondo è molto più pericoloso» ed «Israele non si è impegnato» a rispettare l’accordo di Vienna sul nucleare iraniano perche l’Iran «insiste nel volerci distruggere». Non solo: anche l’ambasciatore israeliano all’Onu, Ron Prosor, ha commentato con toni preoccupanti e previsioni nefaste l’accordo sul nucleare raggiunto a Vienna. «All’alba di questo nuovo giorno, l’Iran può agire senza limitazioni e con ritrovata prosperità economica. Domani, il resto del mondo ne pagherà il prezzo», ha detto il diplomatico commentando a caldo prospettive e problemi dell’intesa, aggiungendo a stretto giro, e in aperto dissenso con l’entusiasmo internazionale che ha siglato l’intesa, che «gli iraniani si sono svegliati oggi all’alba di un nuovo giorno, molto simile a quella del giorno precedente, in cui erano uno Stato religioso fanatico che cerca l’annientamento delle altre Nazioni e che agisce per finanziare e promuovere il terrore in tutto il mondo».

L’accordo, tappa dopo tappa

Ci sono voluti 21 mesi di duri negoziati per arrivare allo storico accordo sul programma nucleare dell’Iran, col rush finale a Vienna durato oltre due settimane, con la scadenza inizialmente fissata per il 30 giugno. Ecco i punti cardine del documento di 100 pagine firmato dai ministri degli Esteri delle principali potenze mondiali e da quello di Teheran.

1) Taglio scorte uranio arricchito. Si dovrà scendere dagli attuali 10.000 chili immagazzinati dalle autorità di Teheran a 300 chili, con una riduzione del 98%. Prevista una moratoria di 15 anni sull’arricchimento dell’uranio al di sopra del 3,67%.

2) Centrifughe. Il loro numero sarà ridotto di due terzi, passando dalle attuali 19.000 a poco più di 5.000. Di queste ultime, oltre mille saranno riconvertite per la produzione di isotopi per uso medico, utilizzati soprattutto nella lotta contro il cancro. Il taglio combinato delle centrifughe e delle scorte di uranio porta ad un anno il tempo che all’Iran sarebbe necessario per produrre materiale per una bomba atomica.

3) Ispettori. Quelli dell’Aiea in teoria avranno accesso 24 ore su 24, sette giorni su sette, ai siti nucleari iraniani, anche quelli militari. Ma Tehran potrà appellarsi a un tribunale arbitrale composto da tutti i Paesi che hanno siglato l’accordo.

4) Sanzioni. Colpiscono energia, commercio, trasporti e finanza. Saranno rimosse, si prevede a partire dal 2016. L’effetto più immediato sarà la possibilità per l’Iran di tornare a vendere petrolio sui mercati internazionali. Entro luglio ci sarà una risoluzione Onu, cui seguiranno 90 giorni in cui l’Iran, in seguito alle ispezioni, dovrà dimostrare di rispettare gli impegni presi. Se gli accordi saranno violati una commissione costituita dagli Stati dell’accordo potrà decidere a maggioranza il ripristino immediato delle misure restrittive.

5) Embargo armi. La sua fine non sarà immediata. Resterà in vigore per altri 5 anni e sarà allentato gradualmente. Per il momento non si prevede a breve termine la fine dell’embargo per tutte le tecnologie legate alle testate nucleari.