Neonati abbandonati, il 37% delle madri è fuori di testa

Neonati abbandonati, una ferita aperta. E che sanguina: a dirlo sono i risultati di un’indagine presentata a Roma, effettuata dalla Società Italiana di Neonatologia (Sin) in collaborazione con il progetto “Ninna ho”. E allora, indigenza, paura, disagio: sono tanti, e molto diversi tra di loro, i motivi che inducono una madre ad abbandonare il proprio piccolo, ma niente può giustificare la scelta di lasciarli in un cassonetto sulla strada, o nel bagno di un qualunque centro commerciale. Un dramma, quello dell’abbandono dei piccoli, che nella diversità delle problematiche umane o delle condizioni sociali che spingono queste mamme disperate a rinunciare al proprio figlio, un fatto è certo e inequivocabile: la non conoscenza, da parte di queste donne dell’esistenza di una legge che tutela il bambino che portano in grembo o che stanno per abbandonare come un pacco inanimato. Una normativa grazie alla quale il loro bambino potrà essere serenemente accolto in un’altra famiglia, dove è desiderato.

Neonati abbandonati: le cifre del dramma

Disagio psichico e sociale nel 37% dei casi, la paura di perdere il lavoro in quasi il 20% e il terrore di essere espulse o di dover crescere un figlio da sole in un Paese straniero nel 12% dei casi: questi i problemi che si nascondono dietro la decisione di alcune mamme di rinunciare al proprio bambino, abbandonandolo alla nascita in ospedale. Un fenomeno «sicuramente più ampio di ciò che emerge dai fatti di cronaca», ha commentato a riguardo Costantino Romagnoli, presidente della Società Italiana di Neonatologia (Sin). «Secondo il Tribunale minorile – prosegue infatti – su 550.000 bambini nati ogni anno, circa 400 non vengono riconosciuti, pari allo 0,07%. Ma quelli di cui siamo a conoscenza sono i casi di bimbi che sopravvivono all’abbandono. Non sappiamo, invece, quante tragedie di questo tipo avvengono senza che possiamo evitarlo». L’indagine in questione, allora, prova a fare luce su una realtà di cui esiste un inquietante sommerso…

L’indagine nel dettaglio

Lo studio conoscitivo è stato condotto tra luglio 2013 e giugno 2014 nei 70 punti nascita (sui circa 500 presenti in Italia) che hanno risposto al questionario Sin. «Su questo campione, il parto anonimo ha riguardato 56 neonati su un totale di 80.060 bambini nati, proporzione che rispecchia la media italiana. La maggior parte avviene in Italia Centrale e Settentrionale con rispettivamente 26 e 25 casi», sottolinea entrando nel merito del report Giovanni Rebay, manager del network Kpmg promotrice del progetto insieme alla Fondazione Francesca Rava. Anche se, per la verità, gli ultimi due casi registrati dalla cronaca sono avvenuti nel Mezzogiorno…

Gli “ultimi” abbandoni raccontati dalla cronaca

Sono moltissimi purtroppo, davvero troppi, i casi recenti di neonati abbandonati in condizioni di estremo rischio di vita: un punto di partenza imprescindibile che giustifica una volta di più – se davvero ce ne fosse ancora bisogno – la necessità stringente di conoscere a fondo il fenomeno e di adottare strumenti idonei ad aiutare le donne vittime di emarginazione sociale e i loro figli. E invece, solo lo scorso 27 giugno tv e giornali riportavano la notizia di una piccola chiusa in un sacchetto di nylon, abbandonata davanti alla canonica della chiesa di Santa Maria di Sala, avvolta in un fagottino rosa, lavata e pulita. L’ennesima bambina abbandonata senza identità e con un’eredità pesante sulle spalle. E come lei, solo il 6 luglio, appena 72 ore fa, un’altra piccola, di circa sei mesi, è stata lasciata sola nel suo passeggino, in una sala dell’ospedale di San Severo (Foggia). La mamma che ha abbandonato la piccola è stata subito identificata e chiamata a riconoscere sua figlia, nel frattempo ricoverata, e in buone coondizioni, nel reparto di pediatria del nosocomio. La mamma è una giovane donna polacca che, pentitasi, ha spiegato di aver abbandonato la piccola perché non riusciva a garantirle una vita sicura, ma ora sostiene di averci ripensato, assicurando di voler toprnare sui suoi passi. E al prossimo caso, cosa potrebbe accadere?