Meloni attacca Renzi: «Dalla Merkel fa più inchini di Schettino»

Giorgia Meloni trafigge il Renzi in trasferata tedesca con la freccia dell’ironia. «Neanche Schettino è così pratico di inchini come Matteo Renzi che oggi è volato in Germania per farne un altro, l’ennesimo, alla Merkel. Evidentemente al presidente del consiglio italiano non interessa politicamente una questione di assoluta importanza come il rischio dell’uscita dalla Grecia dall’euro e dall’Europa: al dibattito di oggi nell’aula di Montecitorio, infatti, ha mandato un tecnico come il ministro Padoan, invece di venire lui a discutere con il parlamento italiano». La Meloni lo ha detto conversando con i giornalisti a Montecitorio. Sarcasmo contro il premier anche da Matteo Salvini. «Il piano delle riforme in Italia è impressionante, la direzione è giusta ha detto oggi la Merkel. Poi ha lanciato un biscottino al suo fedele cane da compagnia Renzi».  L’ironia della Meloni e del leader della lega appaiono ampiamente giustificate dal temore delle dichiarazioni rilascite da Renzi durante la sua visita in Germania. Si direbbe quasi che l’allievo italiano abbia superato la maestra tedesca. «Sono convinto che la Grecia debba seguire la strada maestra delle riforme strutturali», ha detto  ad esempio Renzi ripetendo pedissequamente il mantra recitato dai burocrati delleistituzioni finanziarie internazionali.  La Merkel ha ricambiato con un buffetto la “buona volontà” espressa da Renzi. «Mi fa molto piacere la sua visita a Berlino. Ricordo con piacere la mia visita a Firenze» e l’incontro con la stampa sullo «sfondo del David che io, però, qui non posso ricambiare: ho solo una parete blu». Così l’amoroso scambio di amorosi sensi tra la cancelliera tedesca e il premier italiano in apertura di conferenza stampa.

«In caso di uscita dall’eurozona della Grecia  – dice ancora la Meloni – Fratelli d’Italia chiederà formalmente al Governo un decreto legge urgente per dare la possibilità a famiglie e imprese che hanno prestiti e mutui in corso di poter optare immediatamente, a prescindere da quanto previsto dal contratto, per il passaggio al tasso fisso alle condizioni presenti ad oggi. Quello che potrebbe rischiare l’Italia infatti è un aumento dello spread, un aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico e un aumento dei tassi di interesse anche dell’economia reale. Il Governo ha approvato per decreto la svendita di Bankitalia o la riforma delle banche popolari, che non avevano nessuna urgenza. Un decreto legge di questo tipo invece impedirebbe il panico e tranquillizzerebbe i nostri operatori economici».