Marocco, trecento avvocati in difesa delle parrucchiere in minigonna

Il crescente peso dell’integralismo in Marocco ha scatenato la reazione dell’opinione pubblica: social e associazioni per i diritti umani sono mobilitati infatti in difesa di due parrucchiere arrestate ad Agadir lo scorso giugno perché indossavano “abiti indecenti”, ossia una minigonna. Centinaia di avvocati si sono detti pronti a difendere le due accusate (il processo è stato rinviato al 13 luglio) che devono essere giudicate per “oltraggio al pudore”. Manifestazioni di sostegno alle due ragazze si sono svolte a Casablanca, Rabat, Tangeri e Marrakech, mentre Agadir è stata teatro di una mobilitazione che ha chiesto di condannare le imputate.

Psicodramma nazionale per la minigonna

In pratica il caso si sta trasformando, come ha spiegato l’inviato dell’Ansa Diego Minuti, in uno “psicodramma nazionale” ma l’esito del processo avrà sicuramente ripercussioni sui destini del paese, dove nelle grandi città prevale uno stile di vita occidentale: occorre infatti stabilire se si può imporre per legge una “morale pubblica” o se ciò sia in contrasto con la libertà individuale. Un dilemma che gli Stati laici dell’occidente hanno già risolto e che invece resta un problema nei paesi che si ispirano all’Islam. L’argomento aveva già tenuto banco in Marocco quando Jennifer Lopez si era esibita in concerto a Rabat ed era stata criticata per il suo abbigliamento, giudicato contrario alla “morale pubblica”.