Marino presenta la “nuova” giunta. Un monocolore Pd che fa infuriare Sel

Il rimpasto non salverà Ignazio Marino. L’uscita ufficiale di Sel (che ha fatto cadere il numero legale sull’assestamento di bilancio) dal governo della Capitale, dopo le dimissioni del vicesindaco Pierluigi Nieri, è un’altra tegola che precipita sul capo del sindaco di Roma, sempre più accerchiato malgrado l’ostentata sicurezza culminata nel restyling della giunta, la terza dall’insediamento, una soluzione disperata per prolungare l’agonia di Marino. Con le quattro new entry (Esposito, Causi, Rossi Doria e Luigina Di Liegro) la giunta Marino si presenta come una squadra monocolore Pd, dettata da Matteo Orfini e dal Nazareno capitolino dietro la regia di Matteo Renzi. «Due fasi un obiettivo», ha detto il sindaco ai giornalisti, presentando la nuova squadra e rispondendo al pressing del premier. «Renzi ha ragione nell’affermare che un’amministrazione di una città, e in particolare della Capitale, vada valutata per ciò che ha fatto e per ciò che fa…». E con la nuova giunta Marino, neanche a dirlo, promette i cambiamenti epocali di cui la  capitale ha bisogno.

Il rimpasto di Marino

La scelta più forte riguarda il senatore Stefano Esposito, celebre per le sue posizioni contro i No Tav, che prende il posto del dimissionario Guido Improta ai Trasporti. Un altro “straniero” per la capitale: Esposito, che per l’euforia dell’incarico incorre in un errore di ortografia sul Twitter, è nato a Moncalieri in provincia di Torino. «Un torinese a Roma, non me l’aspettavo. La scelta è stata fatta a tre: da Marino Orfini e Renzi – commenta il neoassessore – hanno scelto me forse perché bisognava dare un segnale politico rilevante. Da sempre mi occupo di Trasporti e c’era bisogno di una figura forte». Come previsto, la poltrona di vicesindaco e di assessore al Bilancio va al deputato Marco Causi, protagonista della “Finanza creativa” nell’amministrazione Veltroni, quella che ha portato al buco nero nel bilancio capitolino. Alla scuola invece, al posto di Paolo Masini, va il napoletano Marco Rossi Doria, maestro elementare da quarant’anni, ex sottosegretario all’Istruzione nei governi Monti e Letta. Nel rispetto delle quote rose, per evitare altre polemiche, il rimpasto si chiude con la nomina di un assessora. Si tratta di Luigina Di Liegro,  appena entrata in consiglio comunale in seguito alle dimissioni nel pd dopo la seconda ondata di Mafia Capitale, già assessore al Welfare alla Regione Lazio con Marrazzo. Alla nipote di don Luigi di Liegro, fondatore della Caritas di Roma, la delega al Turismo.

Sel va all’attacco

L’aria che tira per Marino si percepisce già dalla votazione dell’assemblea capitolina sull’assestamento di bilancio, i quattro consiglieri di Sel non hanno partecipato al voto sull’ordine dei lavoro  facendo cadere il numero legale (i lavori sono stati sospesi) Un chiaro segnale di ciò che sarà da oggi in poi l’aula Giulio Cesare per la maggioranza. Sui nuovi assessori, il capogruppo, Gianluca Peciola, è lapidario: «è un prodotto fatto di continuità con il vecchio centrosinistra misto a iperrenzismo. Il monocolore Pd vola basso. Valuteremo atto per atto a partire dall’assestamento di bilancio».