Marino è un sindaco “inconsapevole e inerme”: parola del prefetto di Roma

Scrive Carlo Bonini su “La Repubblica” che la relazione del Prefetto Gabrielli, la quale “esclude l’ipotesi di scioglimento del Consiglio comunale di Roma consegna all’opinione pubblica un sindaco e una Giunta se possibile ancora più fragili. Naufraghi scampati a una tempesta e a un abisso di cui — se non fosse stato per il lavoro della magistratura — non avevano e non avrebbero forse mai avuto reale percezione. Nelle 103 pagine del documento, di fronte all’oggettivo e «devastante» spettacolo di una «amministrazione locale devastata», Ignazio Marino appare infatti ora “inconsapevole”, ora oggettivamente “inerme”. Certamente volitivo e moralmente immacolato, ma sicuramente sempre in ritardo nel tamponare gli squarci che, tra il dicembre 2014 e il giugno scorso, vengono aperti dall’inchiesta Mafia Capitale”.

Marino appare ora “inconsapevole”, ora oggettivamente “inerme”.

A salvare Marino dallo scioglimento, come si legge nella relazione, è soltanto l’interpretazione e l’applicazione che dell’articolo 143 del Testo Unico di legge sugli Enti Locali. Secondo quella norma è necessario, per poter parlare di inquinamento mafioso, che gli «elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata siano concreti, univoci e rilevanti». Ebbene, «non appare irragionevole ritenere — scrive il prefetto nelle conclusioni — che gli elementi emersi di Roma Capitale, riferiti evidentemente alla sua gestione sotto la Giunta Marino, pur presentando i caratteri di rilevanza e concretezza, non riuniscano l’indispensabile tratto della univocità che consente di escludere in toto letture anfibologiche delle situazioni riscontrate». Anfibologico: l’aggettivo che salva Sindaco, Giunta e consiliatura, sinonimo di “ambiguo”, “equivoco”, “passibile di doppia interpretazione” finisce per essere un epitaffio che fotografa una stagione politica.

Marino salvato solo da una interpretazione dubbia di una una norma complessa

«Va evidenziato — scrive infatti — come la Giunta Marino abbia dato alcuni precisi e non trascurabili segnali di discontinuità. Ma va anche evidenziato per dovere di obiettività che, almeno all’inizio della gestione, si tratti di scelte non dettate da una precisa e consapevole volontà di contrastare l’illegittimità ed il malaffare, quanto piuttosto di comportamenti ispirati agli ordinari parametri di legalità cui, di norma, dovrebbe uniformarsi l’azione amministrativa, che diventano “straordinari” solo se correlati ex post alle dimensioni e alla pervasività del sistema corruttivo disvelato dalle indagini giudiziarie».