L’ultima di Schettino? Dare il ricavato del libro alla sicurezza in mare

Schettino nella bufera: che novità? Verrebbe da dire: se non fosse che, una volta di più, stupisce davvero il fatto che, volente o nolente, il capitano campano non riesca proprio a smettere di alimentare la polemica intorno al suo nome. Ad una qualunque delle sue uscite pubbliche. alla sua ultima esternazione o proposta “inappropriata”. E così, forse nella speranza di pubblicizzare l’iniziativa editoriale che lo riguarda, il comandante torna a fare una gaffe sul libro Le verità sommerse, incentrato sul naufragio della Concordia. Un volume finito nel mirino delle polemiche prima ancora dell’uscita ufficiale per l’inopportuno annuncio del comandante della dedica riservata ai familiari delle vittime della tragedia.

Schettino e il libro: ancora polemica

Non contento, allora, Francesco Schettino ritorna – “figurativamente parlando” – sul luogo del delitto: e partecipando a Salerno alla presentazione del libro firmato dalla giornalista Vittoriana AbbateLe verità sommerse (ed. Graus), annuncia l’intenzione di destinare i proventi del volume a borse di studio destinate ad ufficiali che si diplomeranno con voti alti. Il tutto, neanche a dirlo, «per incentivare la sicurezza in mare», affinché «cose» come la tragedia della Concordia finita sugli scogli delle Scole dell’isola del Giglio, «non si verifichino mai più». Come se «cose» come quelle del naufragio della nave da crociera al comando di Schettino, non riguardessero il comandante le cui responsabilità e mancanze sono state oggetto di un articolato processo, svoltosi a Grosseto e conclusosi con la richiesta del pm di una condanna a 26 anni, e culminato nella sentenza di primo grado che ha prescritto invece 16 anni di reclusione.

Schettino sul processo

Inutile dire che la proposta di Schettino ha sollevato qualche perplessità di piazza. Piazza che, rumoreggiando, ha animato momenti di contestazione durante i quali Schettino ha irrotto – rinfocolando il malcontento – che «non avrebbe risposto a domande inerenti le carte processuali, ma solo su argomenti inerenti il libro»: una scelta, inutile dire, a dir poco non condivisa, né dal pubblico, né dai relatori, Andrea Manzi, giornalista e scrittore, Michele Tedesco, avvocato, e Franco Esposito, giornalista e moderatore dell’incontro. «Tra qualche giorno – si è visto cotretto ad aggiungere Schettino – ci sarà il deposito della sentenza e quindi, su suggerimento del mio avvocato, preferisco attenermi alle carte nautiche, piuttosto che a quelle processuali». E sarebbe anche il caso, visto che l’ultima volta che è stato al timone di una nave, le carte nautiche sono servite a ben poco…

Schettino sul naufragio

E se sul processo può svicolare, sulla notte della tragedia no: così Schettino è costretto a ripercorrere ancora una volta quelle tragiche ore del 13 gennaio 2012, in cui, è tornato a ribadire il comandante, «ho scelto di comportarmi come ho fatto perché non potevamo certo fare la conta, quella notte, di oltre cinquemila passeggeri. In ogni caso ho fatto scendere dalla Concordia oltre 4800 persone. Se non avessi fatto quello che ho fatto, staremmo ancora a fare la conta della gente. Sono ancora oggi – aggiunge – spinto e motivato solo da una cosa, nonostante siano trascorsi tre anni: onorare le vittime e far capire cos’è realmente successo». Alludendo, così, a un verità per lui ancora «sommersa» e con cui vittime e familiari hanno fatto invece gli amari conti da subito.