Lo schiaffo della Ferrari all’Italia: correrà a Wall Street, bocciata Piazza Affari?

«La Fiat è quotata anche in Italia e quindi perché non anche la Ferrari? Tra l’altro, è un’industria per cui l’Italia è famosa…», auspicava solo un anno fa il presidente della Consob Giuseppe Vegas. Invece no. L’amico di Renzi, Sergio Marchionne, dopo aver portato la sede fiscale di Fiat all’estero, sceglie ancora l’estero per il grande debutto sui listini. Piazza Affari? No, meglio Wall Street. La Ferrari compie il passo decisivo per la quotazione ma lo fa negli Stati Uniti: la società del Cavallino Rampante, separata dal gruppo Fca in una compagnia olandese, ha depositato alla Sec (l’Autorità americana dei mercati finanziari) i documenti per iniziare il percorso di Ipo, cioè di sbarco sul mercato di New York (Nyse). Anche se dalle carte emerge uno spiraglio: in futuro la Ferrari potrebbe fare domanda per una quotazione secondaria a Piazza Affari, come è scritto nelle carte consegnate alla Sec. La sede fiscale di Ferrari Spa resterà comunque in Italia, a differenza di quanto accade per Fiat Chrysler, che ha sede legale in Olanda e fiscale nel Regno Unito e che dunque paga quasi tutte le tasse all’estero.

Il 10% delle azioni Ferrari sul mercato

«Il numero di azioni ordinarie oggetto dell’offerta e il range di prezzo dell’offerta – è precisato nella nota di Fca – non sono ancora stati determinati, fermo restando che si prevede che l’oggetto dell’offerta non ecceda il 10% delle azioni ordinarie. In connessione con l’offerta pubblica iniziale, Ferrari intende presentare domanda per l’ammissione alla quotazione sul New York Stock Exchange delle sue azioni». Come annunciato il 9 luglio, “la separazione di Ferrari da Fca non comporta e non comporterà il cambiamento della residenza fiscale di Ferrari Spa – aggiunge il comunicato – che continuerà infatti ad avere nazionalità e residenza fiscale italiane e pagherà le tasse sui propri redditi come fanno oggi tutte le società fiscalmente residenti in Italia”. Sempre lo scorso 9 luglio in un comunicato Fca aveva ribadito che l’operazione ”non comporterà lo spostamento di personale da Ferrari, né ridurrà i livelli di occupazione o le attività attualmente condotte da Ferrari in Italia e non comporterà alcuna riduzione della base imponibile di Ferrari in Italia”. Resta lo smacco per i nostri listini, ignorati dal gruppo di Marchionne. E non è cosa da poco per un marchio made in Italy, forse il più famoso del mondo.