L’Islam e le sue “anime” in mostra alle Scuderie del Qurinale

Ha un’anima plurale l‘Islam, il cui variegato universo è composto da una rete di mondi affascinanti e complessi: ne è una prova l’esposizione “Arte della civiltà islamica“, allestita alle Scuderie del Quirinale dal 25 luglio al 20 settembre. Al centro la prestigiosa collezione al-Sabah proveniente dal Kuwait e nata nel 1975 per iniziativa della sceicca Hussah Sabah al-Salem al-Sabah e di suo marito, lo sceicco Nasser Sabah al-Ahmed al-Sabah. Una grande mostra – i cui valori assicurativi ammontano a 43 milioni di sterline – che sancisce l’amicizia tra Italia e Kuwait e che è stata visitata anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Due le sezioni per oltre 350 opere, tra tappeti e tessuti, pagine del Corano e manoscritti, capitelli, lastre di marmo e fregi lignei, con approfondimenti sulla calligrafia, l’arte geometrica e quella dell’arabesco, i gioielli e soprattutto sulla figura umana, a smentire il falso mito dell’iconoclastia dell’Islam.

Proprio per rappresentare un’irripetibile occasione di conoscenza – la mostra ricostruisce 1400 anni di storia dell’arte dell’Islam e copre un’area geografica che va dalla Spagna alla Cina, passando per l’Italia, l’Egitto, la Siria, l’Iran e l’India – gli oggetti sono stati scelti con attenzione: basti pensare infatti che la collezione al-Sabah si compone di circa 35mila oggetti ed è frutto di un costante e appassionato lavoro di ricerca e cura. Segno evidente di una vera vocazione al bello per i coniugi sceicchi, che si traduce però in una missione da svolgere proprio in questi anni di terrore e fondamentalismi: quella di salvaguardare il patrimonio artistico dell’Islam costruendo al tempo stesso il dialogo tra i popoli, nel rispetto delle reciproche differenze. “La cultura è l’unica arma che abbiamo, c’è bisogno di amore, comprensione e bellezza”, ha detto  la sceicca Hussah al-Sabah davanti alla stampa, (e alla presenza del neo commissario dell’azienda Palaexpo Innocenzo Cipolletta) raccontando una passione importante, condivisa con il marito, a partire dal quel primo oggetto – una bottiglia in vetro smaltato del XIV secolo – acquistato ormai 40 anni fa, “dalla cui bellezza restammo affascinati”. Da allora la collezione – che nel 1983 è stata concessa in prestito permanente allo Stato del Kuwait con l’istituzione del Dar al-Athar al-Islamiyyah – si è arricchita notevolmente, tanto da essere considerata una delle più importanti dei nostri tempi relativamente all’arte del mondo islamico. “Questi oggetti hanno tutti una storia da raccontare, dobbiamo ascoltarne la voce”, ha continuato, “per me ognuno di questi tesori è importante: non posso scegliere, è come se fossero dei figli”.