Una libraia di Livorno boicotta il libro di Schettino: «Qui non lo vendiamo»

«In questa libreria non vediamo il libro di Francesco Schettino». A Livorno c’è una libreria che dice no a Verità sommerse, il libro sugli ultimi momenti della tragedia della Costa Concordia, (affondata all’Isola del Giglio il 13 gennaio 2012), scritto dall’ex comandante dopo la sua condanna 16 anni di carcere. Un libro che ha già provocato polemiche e acceso il dibattito. A boicottarlo è la venticinquenne Cristiana Ricci, titolare insieme con il padre della Libreria Marradi.

La libreria che boicotta Schettino

Una piccola libreria a gestione familiare che dà pazio ai bestseller e ai classici, ma che ha tra i suoi scaffali ha anche numerose letture per i bambini. Una scelta forte che Cristiana Ricci ha definito “morale”. «Abbiamo semplicemente messo un cartello in vetrina, non un modo per farci pubblicità, semplicemente per informare la clientela che se cercano il libro di Schettino devono rivolgersi altrove – ha spiegato Cristiana Ricci al Tirreno – noi non ci vogliamo rendere complici della giustificazione di un uomo che ha causato la morte di trentadue persone, di trentadue famiglie distrutte dal dolore, per un inchino, per una manovra azzardata». E si legge ancora sul Tirreno: «Sarebbe bello se ogni libreria indipendente si assumesse la responsabilità di non vendere il libro di Schettino come abbiamo fatto noi, magari a partire da quelle di Livorno, sarebbe un segnale di solidarietà alle famiglie delle vittime sappiamo che le grandi catene dipendono dalla sede centrale, ma tutte le altre librerie in Italia potrebbero scegliere e mettere un cartello come noi».

La proprietaria: il libro è un manifesto del cattivo gusto

La ferita del naufragio è ancora aperta, e «c’è chi ha detto – ha raccontato ancora Cristiana Ricci – che è stato inutile mettere fuori un cartello dal momento che comunque nessuno avrebbe comprato il libro ma in realtà non è così, intorno a queste tragedie spesso nasce una curiosità morbosa, pensiamo a tutti coloro che si sono fatti le foto davanti alla nave affondata, di chi sostiene Schettino durante le presentazioni e chiede autografi, oppure anche a chi semplicemente è curioso di sapere ciò che dice, in fondo sono 19 euro, ecco noi diciamo no a un guadagno fondato sulla morbosità nei confronti di una tragedia». La venticinquenne ha spiegato: «Noi crediamo che i libri siano cibo per l’anima, essendo un’attività commerciale facciamo i conti anche con i trend del momento, ma per quanto riguarda il libro di Schettino preferiamo non avere nessun incasso il titolo Verità sommerse è già un manifesto del cattivo gusto e poco rispetto verso i familiari delle vittime, a cui ha la presunzione di essere dedicato». Un’iniziativa coraggiosa che è subito rimbalzata sui social. Sulla pagina Facebook nata per raccontare perché ci sente livornesi, “Sei Livornese se…”, Cristiana e la sua libreria hanno ricevuto segnali di sostegno e ammirazione. «Non credevo di ricevere tante approvazioni – ha detto Ricci a QuiLivorno.it – Mi stanno arrivando tantissimi messaggi da tutta Italia, ma anche dall’estero».