Lavoratori italiani discriminati. La Farnesina protesta con la Svizzera

Il Segretario Generale della Farnesina, Michele Valensise, ha convocato l’Ambasciatore svizzero Giancarlo Kessler per esprimergli la viva preoccupazione italiana per le misure introdotte dalle autorità cantonali ticinesi a carico dei lavoratori frontalieri italiani. Lo rende noto la Farnesina. In una nota, il ministero degli esteri ricorda che “si tratta di misure in violazione dell’ accordo europeo sulla libera circolazione delle persone del 1999, palesemente discriminatorie nei confronti di cittadini italiani e in contraddizione con l’eccellente stato delle relazioni bilaterali”. Il Segretario Generale – si aggiunge – “ha chiesto un sollecito, rinnovato impegno delle autorità di Berna per porre termine a una situazione che suscita profonda insoddisfazione in Italia. Secondo la Farnesina, “Kessler ha confermato che le autorità federali svizzere considerano tali misure incompatibili con gli obblighi derivanti dall’accordo e ha assicurato che avrebbe tempestivamente informato le sue autorità sul crescente rilievo della questione per l’Italia e sulle aspettative di una sua rapida soluzione”.

Per la Farnesina violati gli accordi Italia-Svizzera

Il nuovo Protocollo firmato a febbraio tra l’Italia e la Svizzera prevede un nuovo regime per i lavoratori frontalieri. Secondo gli accordi precedenti soltanto per i frontalieri italiani era prevista la tassazione esclusiva in Svizzera con il ristorno del 40 % del gettito ai Comuni italiani della zona di confine. La nuova intesa introduce, invece, il principio di reciprocità: perciò anche i frontalieri svizzeri che lavorano in Italia sono soggetti allo stesso regime. Con il nuovo Protocollo i frontalieri vengono assoggettati ad imposizione sia nello Stato in cui esercitano l’attività, sia nello Stato di residenza. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro non può superare il 70 % del totale dell’imposta normalmente prelevata alla fonte. Il Paese di residenza dei lavoratori è chiamato ad applicare  l’imposta sul reddito delle persone fisiche tenendo conto delle imposte già prelevate nell’altro Stato ed eliminando la doppia imposizione.