Jihad in casa nostra: ecco come l’Isis lava il cervello alle “reclute” europee

Cinque gruppi di indottrinamento via Skype, con oltre 300 iscritte. Sono i numeri della rete di arruolamento gestita da Haik Bushra, la donna che ha convertito all’islam radicale Maria Giulia “Fatima” Sergio e la sorella Marianna, portandole fino all’arruolamento nell’Isis. Il dato emerge dagli atti dell’inchiesta della Procura di Milano sul terrorismo internazionale che l’altro giorno ha portato all’emissione di un’ordinanza a carico di 10 persone. Ed è la conferma di quanto sia preoccupante il fenomeno del reclutamento via web.

Origini siriane, nata a Bologna, cittadina canadese

La donna, di origine siriana, è una cittadina canadese di 30 anni nata a Bologna, dove sarebbe rimasta fino al 2012, prima di andare in Arabia Saudita. Attualmente è latitante. Secondo gli inquirenti ha avuto «un importante ruolo di promozione dello Stato islamico, anche via internet», gestendo e guidando «numerosi gruppi» via Skype: uno «dedicato alla dottrina e all’ interpretazione del Corano», un altro «all’insegnamento dell’alfabeto arabo», uno alla lingua araba e due, i più partecipati con 303 iscritti in totale, «alla memorizzazione del Corano».

La jihad prima di tutto

Attraverso l’analisi dei computer, i pm hanno ricostruito i contatti intercorsi tra Bushra e le sorelle Sergio, scoprendo che la donna ha contattato Maria Giulia appena arrivata in Siria, lo scorso settembre. Nella memoria del pc «in uso a Marianna», poi, «sono state trovate tracce di chat» con la indottrinatrice «risalenti» allo scorso agosto. Da alcune e-mail analizzate dalla Digos è emerso che Fatima, prima di partire, si preoccupava della «compatibilità tra le funzioni di marito e quelle di combattente», con riferimento ad Aldo Kobuzi, il marito albanese diventato foreign fighter come lei. «Sai pensavo che un uomo dovrebbe prima salvaguardare la sua famiglia e poi partire per combattere», era la riflessione di Fatima, cui Bushra rispondeva lapidaria: «Se poi tutti gli uomini dovessero pensare al mantenimento eterno della famiglia nessuno potrebbe combattere e lo stato islamico sarebbe invaso e finito». Una spiegazione in linea con il tono generale delle “lezioni” della reclutatrice, riportate negli atti dell’inchiesta: «Dio l’altissimo ha voluto che con jihad, con lo sforzo armato l’Islam diventasse forte».