Risparmiatori Italiani ignoranti in finanza. E la Consob li bacchetta

I risparmiatori  italiani pensano di essere esperti ma sono ancora scarsi in educazione finanziaria dove un calcolo dei rendimenti o il concetto inflazione appaiono nebbia fitta. Secondo il rapporto Consob-Eurisko sulle scelte di investimento delle famiglie di risparmiatori.  “Quasi la metà del campione dichiara di non conoscere o definisce in modo errato il concetto di inflazione; il 55% non è in grado di indicare correttamente cosa significhi diversificare gli investimenti e circa il 57% non sa spiegare la relazione rischio-rendimento”. Inoltre, il 67% e il 72% degli individui non riesce a calcolare, rispettivamente, un montante in regime di interesse semplice e il rendimento atteso di un investimento. Genere, istruzione e area di residenza sembrano essere correlati con il livello di conoscenze finanziarie. In dettaglio, in termini di percentuale di soggetti che hanno risposto correttamente ad almeno quattro domande su cinque, il divario è pari a 13 punti percentuali tra uomini e donne, 18 punti tra laureati e individui con un livello di istruzione più basso, 18 punti tra residenti al Nord e residenti al Sud.

È significativo, inoltre, il divario tra abilità percepite e conoscenze dimostrate: ad esempio, tra i risparmiatori che si dichiarano nella media o superiori alla media per la capacità di comprendere le caratteristiche di prodotti finanziari di uso quotidiano, il 30% non è in grado di definire correttamente il concetto di inflazione e il 44% non sa calcolare il rendimento atteso di un investimento. Il 32% di coloro che si riconoscono buone capacità nel prendere decisioni di investimento non conosce né il significato di diversificazione di portafoglio né la relazione rischio-rendimento. Il 18% del campione non ha familiarità con alcun tipo di strumento finanziario, tra i prodotti noti si distinguono i titoli di Stato italiani (indicati dal 67% degli intervistati), seguiti da obbligazioni bancarie, azioni quotate, depositi e fondi comuni (indicati da una percentuale di individui compresa tra il 48% e il 40%). Le azioni quotate italiane sono considerate lo strumento finanziario più rischioso dal 19% degli intervistati, seguite dai fondi azionari (11%), titoli di Stato italiani e azioni straniere (7%); i prodotti derivati, che solo l’11% degli investitori dichiara di conoscere, sono considerati rischiosi solo dal 5% del campione.