Isis, 431 arresti in Arabia Saudita: preparavano attentati alle moschee

L‘Isis, sinonimo dell’orrore jihadista che inneggia alla liturgia del massacro di massa. Al sacrificio umano che sull’altare di una falsa propaganda religiosa immola quotidianamente vittime, di ogni nazionalità, fede, sesso ed età: uomini sgozzati e decapitati a freddo. Donne e bambini fatti saltare in aria in un mercato, in una chiesa, in una moschea, indifferentemente. Vite ridotte in schiavitù in nome di un credo arbitrariamente declinato ad una guerra che di santo non ha proprio nulla…

Isis, 431 arresti per terrorismo

Si aggiorna, così, di ora in ora, di azione bellica in azione bellica, di novità su novità provenienti dal fronte dell’attività d’intelligence, il bollettino di una guerra sempre più estesa che, dai confini dell’autoproclamato Stato islamico arriva a bussare alle porte dell’occidente nella più vile forma del terrorismo islamico globalizzato. Ed è per arginare questo pericolo incombente sempre e ovunque, che almeno 431 persone, appartenenti a 9 diverse nazionalità, sospettate di aver legami con l’Isis, sono state arrestate in queste ore in Arabia Saudita: l’accusa, secondo quanto riferito Al Arabiya che cita il ministero degli Interni, è quella di aver pianificato attacchi alle moschee durante il mese di Ramadan. E non è tutto: le autorità hanno precisato che altre 144 persone sono finite in manette per aver «mostrato sostegno alle cellule jihadiste».

Le vittime della bomba al mercato

Intanto, nelle stesse ore in cui venivano eseguiti gli arresti di sospetti terroristi dello Stato Islamico, è salito a 80 morti e 50 feriti il bilancio dell’attacco suicida dell’Isis, avvenuto in un mercato a Khan Beni Saad, in Iraq, affollato da persone che festeggiavano la fine del Ramadan. E tanto per non perdere le rituali abitudini propagandistiche, i jihadisti dello Stato islamico hanno rivendicato, ancora una volta, la strage appena compiuta su Twitter. Parte della provincia di Diyala, nella quale si trova la cittadina presa di mira dai terroristi dello Stato islamico, è stata presa lo scorso anno dai miliziani. L’esercito di Baghdad e i miliziani curdi hanno poi riconquistato quelle aree, ma gli scontri nella provincia continuano. E senza esclusione di colpi…

La galleria degli orrori dell’Isis

Nella galleria degli orrori della propaganda dell’Isis si era visto quasi di tutto, compresi bambini usati per imbracciare armi, per fare da platea a riti di “giustizia” sommaria o per uccidere in prima persona. Ma una decapitazione sotto l’occhio della telecamera affidata a un piccolo boia di una decina d’anni forse mancava ancora. A colmare la lacuna ha provveduto così un ennesimo video, spuntato sul web e rilanciato dal britannico Daily Mail, con tanto di ripetizione di minacce contro Roma. E a guardare le immagini non sembra, questa volta, una macabra messa in scena. Il filmato, diffuso da alcuni siti filo-jihadisti e pervenuto anche alle sede londinese della organizzazione non governativa siriana Ondus, mostra un ragazzino in uniforme mimetica, dell’apparente età di 10 anni o poco più, mentre decapita un uomo indicato come un militare delle forze governative di Damasco. Secondo il Mail si tratta della prima decapitazione per mano di un bambino documentata in presa diretta. Anche se un plotone di 25 ragazzini era stato già ripreso nell’esecuzione di massa di «prigionieri» lealisti, fra una folla di spettatori, nell’anfiteatro romano di Palmira: trasformato in arena per sacrifici umani dopo la conquista di questa gemma del patrimonio archeologico mondiale da parte delle milizie del Califfato. L’atroce episodio svelato adesso sarebbe avvenuto invece nella provincia di Homs: vittima un altro soldato siriano, catturato vicino al check point di Al-Bosayri. Le immagini lo mostrano sdraiato faccia a terra, con le mani legate, mentre il bambino – che ha un berretto nero in testa, ma il volto scoperto – lo afferra per i capelli sollevandogli la testa per sgozzarlo con un coltello delle dimensioni di una lama da sub. Poi sembra ci sia un salto d’inquadratura. Quindi si vede il carnefice in miniatura mostrare la testa staccata, come un trofeo, prima che questa venga deposta sulla schiena del cadavere. Di lato, un adulto osserva la scena. Alla fine la camera si rivolge su di lui e parte la non insolita litania minatoria in cui Roma è di nuovo additata come simbolo, se non proprio come bersaglio immediato, dell’odio e della sete di vendetta jihadista: «I nostri obiettivi non sono solo Palmira, Homs o Damasco – proclama l’uomo – ma anche Bayt al-Maqdes (il Tempio della Santità, alias Gerusalemme) e Roma. Inshallah».