Invece di dimettersi, si autosospende: l’ultima sceneggiata di Crocetta

Dice di non essere «legato alla poltrona» Rosario Crocetta, ma invece di dimettersi, come gli viene chiesto da ogni parte, ha deciso di autosospendersi. Ha dell’incredibile la prima reazione del governatore siciliano al caso politico che lo ha travolto, dopo la pubblicazione della telefonata in cui il medico Matteo Tutino gli diceva che Lucia Borsellino «va fermata, fatta fuori come suo padre», mentre lui rimaneva in silenzio. Anche perché in questa autosospensione c’è un aspetto che fa davvero strabuzzare gli occhi, più o meno come la lettura di quella telefonata: Crocetta ha indicato come reggente Baldo Gucciardi, ovvero il neo assessore alla Sanità che ha sostituito la Borsellino dopo che lei decise di dimettersi proprio per l’arresto di Tutino. Insomma, una scelta che suona come beffa.

La sceneggiata dell’autosospensione

«Mi autosospendo immediatamente da presidente della Regione», ha annunciato Crocetta, aggiungendo che «prenderò la decisione finale nel giro di pochi giorni, dopo gli accertamenti». «Non sono legato alla poltrona», ha proseguito, cercando poi di accreditarsi da un lato come vittima di questa brutta vicenda e dall’altro come “salvatore della patria” siciliana. «Ribadisco la mia estraneità. Ma quanto sta accadendo è più grave di un attentato fisico. Non intendo mettere la Sicilia nella condizione di subire attacchi, non faccio pagare prezzi al popolo siciliano. Ma di questa vicenda sono solo una vittima», ha sostenuto Crocetta affidando, però, le sue parole all’agenzia di stampa Ansa e non, per esempio, all’assemblea regionale siciliana.

Lo sdegno del centrodestra per le parole di Crocetta

D’altra parte, la via del confronto politico e istituzionale sarebbe stata per il governatore auto-sospeso assai più impervia: avrebbe comportato un rischio concretissimo di doversi assumere davvero la responsabilità dei suoi silenzi. Lì, nelle sedi politiche e istituzionali appropriate, infatti, a Crocetta chiedono le dimissioni, non una sceneggiata che non ha reali effetti dal punto di vista formale e amministrativo. «Deve andarsene subito», ha detto il senatore di FI Maurizio Gasparri, parlando di «pochezza morale» di Crocetta, che «finge di non aver mai sentito pronunciare quelle parole dal suo medico personale e invece di dimettersi si auto-sospende da presidente». «Non vedo, non sento, non parlo. E… non rispondo», ha poi sottolineato Fabio Rampelli, per il quale il comportamento di Crocetta è «ascrivibile a un solo codice: quello mafioso». «Per questo suo silenzio, dovrebbe dimettersi», ha aggiunto il capogruppo di FdI alla Camera, mentre secondo la presidente del partito, Giorgia Meloni, le intercettazioni di Crocetta provocano «schifo», tanto più che il governatore «ha sempre sostenuto di essere in prima linea nella lotta alla mafia, già dai tempi in cui faceva il sindaco».

Fratelli-coltelli nel Pd

E fra i primi a chiedere le dimissioni di Crocetta ci sono stati proprio i vertici del suo partito, cogliendo nella vicenda sia un ulteriore, smisurato danno d’immagine (da Marino alla storia dello sbiancamento anale dello stesso Crocetta è uno stillicidio di figuracce quotidiano) sia un’opportunità di spazzare via i non renziani dalla regione. Non a caso, fra le prime, più decise voci contro Crocetta si è registrata quella del sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, che su Twitter ha messo nero su bianco che sono «inevitabili dimissioni Crocetta e nuove elezioni»: Faraone è il braccio destro di Renzi in Sicilia e oppositore della fazione interna anti-renziana che sta con Crocetta. Un segnale chiaro poi è arrivato dallo stesso Matteo Renzi che espresso solidarietà a Lucia Borsellino, mentre è stato il vicesegretario Lorenzo Guerini a parlare di responsabilità politica di Crocetta per una telefonata in cui tanto le parole quanto i silenzi «sono gravi, inaccettabili e provocano ribrezzo».

La convocazione dell’antimafia

Non è andata meglio in Regione, dove il capogruppo Pd Antonello Cracolici detto che «le notizie di stamane ci spingono a prendere atto che, a questo punto, andare avanti è praticamente impossibile. È il momento che, innanzitutto il presidente della Regione, valuti l’opportunità di chiudere la legislatura». Successivamente, ha convocato una riunione d’urgenza del gruppo, mentre Crocetta riceveva anche la convocazione della commissione regionale antimafia. «Al di là dell’evoluzione politica che questa brutta vicenda potrà assumere riteniamo che il presidente della Regione debba riferire in antimafia, su questa e su altre questioni», ha detto il presidente della commissione, Nello Musumeci.