Immigrazione, scintille in tv: per la Kyenge è sempre colpa della Lega

Cecile Kyenge, ancora lei. L’ex ministro dell’integrazione a cui si deve l’aver rinfocolato il fuoco fatuo dell’accoglienza coatta, torna sui teleschermi nazionali; a far parlare di sé; a indispettire gli avversari leghisti, a urtare la suscettibilità di chi questa immigrazione ormai arrivata a livelli di invasione di massa, la patisce in prima persona: tutti i giorni.

Demagogia alla Kyenge

Così, dopo aver alimentato – essendo in buona compagnia di illustri colleghi di partito – a suon di slogan demagogici e di liti mediatiche quella falsa speranza che ha contribuito ad incrementare le disperate traversate di migranti che hanno trasformato il Mediterraneo in una cimitero d’acqua e il Bel Paese in un ricovero a cielo aperto in cui scuole, palestre, caserme, edifici dismessi e perfino alberghi a diverse stelle e residence vacanzieri: tutto è stato adibito a un campo profughi improvvisato in cui ospitare popolazioni in fuga e migranti economici, la Kyenge torna in tv, torna a confrontarsi con il leader del Carroccio, torna a propinare le solite pillole di saggezza migratoria, abilmente miscelate con generose dosi di vittimismo sociale e veleno propagandistico. «Quello che rimprovero al governatore Zaia e ad altri amministratori è di fomentare la paura, piuttosto che portare la popolazione a capire cosa sta succedendo. Per fare campagna elettorale stanno facendo enormi danni»: così si espressa l’eurodeputata a margine dell’Assemblea del Pd a Expo, commentando le proteste di Treviso e Roma contro l’arrivo di migranti, e riprendendo la polemica di poche ore prima inscenata negli studi de La 7, dove l’ex ministro era ospite insieme a Salvini che la Kyenge non ha potuto evitare di provocare…

L’illusione delle porte aperte

Tutto come se il caos delle ultime settimane in particolare, culminato nella protesta di Treviso e nelle contestazioni di Casale S. Nicola (Roma), non si fossero mai verificate. Come se il termometro del malcoltento sociale non fosse incandescente, e ormai da troppo. Come se la misura non fosse colma. E allora, secondo la logica dell’andare a guardare più la pagliuzza nell’occhio dell’altro, piuttosto che la trave che offusca la propria vista, per la Kyenge la responsabilità di quanto successo ultimamente «è di alcuni amministratori che si stanno comportando in modo irresponsabile», «condannando» – sono parole della Kyenge –«quegli amministratori che soffiano sul fuoco e aumentano il disagio della popolazione». A breve – e non poteva essere diversamente – è arrivata la replica del governatore veneto Luca Zaia. «Quanto è accaduto passerà alle cronache come uno degli errori più madornali della macchina dell’accoglienza», ha dichiarato il presidente della Regione dalle colonne di Repubblica, secondo cui a Treviso «ha vinto il buon senso. Portare 101 immigrati in appartamenti sfitti e senza elettricità, oltretutto in un residence abitato da 30 persone con bambini, è stato un esempio di cosa non fare in caso di ospitalità». Durante le proteste, ha fatto presente Zaia, «sono stati dati alle fiamme solo un paio di materassi. Io comunque condanno ogni comportamento incivile». Di più: appena arrivato, il governatore sostiene di aver incitato i residenti alla calma. Dunque, il suo intervento non avrebbe esasperato la situazione, «al contrario – ha spiegato Zaia –, non ho aizzato nessuno. Il mio partito non ha organizzato la protesta… ho fatto solo il mio dovere: ho verificato la situazione, ho parlato con prefetto e autorità nazionali. Alla fine è stato ritenuto giusto trasferirli. Poi, costretto ancora una volta dalle invettive della Kyenge all’autocertificazione politica, Zaia ha concluso: «Sono contro ogni xenofobia, ma l’illusione delle porte aperte e dell’accettare chiunque ci porterà allo sfascio sociale». E intanto, mentre la Kyenge polemizza ad arte e la Lega replica a dovere, l’ennesimo porto italiano è stato preso d’assalto dall’ultima ondata di migranti: poche ore fa ha ultimato le operazioni di attracco al Molo Rinfusa di Cagliari la nave Siem Pilot con i 456 migranti soccorsi nei giorni scorsi nel canale di Sicilia. Per loro, come sempre, è stata immediatamente messa in moto l’ingente macchina dell’assistenza, che precede il trasferimento nelle varie strutture ricettive già individuate a Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari. A bordo, tra i tanti, c’era anche un giovane africano che non ce l’ha fatta ed è morto durante la traversata…