I “responsabili” di Verdini in soccorso di Renzi. Nasce il Nazareno “bonsai”

Si chiama Alleanza liberalpopolare per le autonomie, il neonato gruppo parlamentare del Senato voluto da Denis Verdini, da oggi anche presidente di Ala, acronimo che indica l’omonima associazione, anch’essa di conio recentissimo. Il piccolo manipolo (11 in tutto) si candida a scialuppa di salvataggio di Renzi nel caso in cui il suo governo dovesse finire sugli scogli della sinistra interna. Il banco di prova sono le riforme costituzionali e sul punto l’ex-uomo di fiducia di Berlusconi non delude: «Il ddl Boschi va approvato così com’è e se non venisse approvato si rivà nel pantano». Accanto a lui, nella sala Nassyria di Palazzo Madama dove si tiene la conferenza stampa di presentazione, annuiscono convintamente il capogruppo designato Lucio Barani e i senatori D’Anna e Falanga.

Verdini: le riforme costituzionali vanno approvate subito

Per la sinistra del Pd l’asse di Renzi con l’uomo ritenuto l’ispiratore delle manovre più disinvolte e spregiudicate del Cavaliere è a dir poco imbarazzante. Il premier, però, tira dritto e anche Verdini coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, soprattutto con quegli esponenti del Pd, come Roberto Speranza, che hanno ricoperto ruoli di responsabilità al tempo del patto del Nazareno. Solo pochi giorni fa, infatti, Speranza aveva bollato l’ingresso dei verdiniani in maggioranza come un «film dell’orrore». Tagliente la risposta di Verdini: «Speranza era il macchinista del film degli ultimi periodi. Ora è come l’operatore del film Nuovo Cinema Paradiso a cui era dato di perdere la vista, ma non la memoria. Era capogruppo, ha fatto tutte le trattative senza scandali». Sistemato Speranza, il neoleader ha preso ad arrampicarsi affannosamente sugli scenari politologici nel tentativo di nobilitare i nuovi “responsabili”: «Vogliamo essere liberi di completare la legislatura Costituente. Poi – ha aggiunto – c’è una prospettiva politica che è nelle nelle cose e che ritiene che l’area moderata sia il centro del Paese. Il centro determina sempre la vittoria dell’una o dell’altra parta ma per determinarla deve avere la libertà di potersi muovere senza pregiudizi e realizzare le riforme con una maggioranza allargata significa dare stabilità agli elettori». Come dire: al governo noi ci staremo sempre, gli altri chissà.

Con Berlusconi “strappo doloroso»

Non poteva mancare un passaggio (non polemico) su Forza Italia e su Berlusconi. «Lui – ha detto Verdini – è sempre stato in questi venti anni lungimirante, però questo non significa che sempre si vedono le stesse possibilità. Come tutti gli strappi fanno male il dolore uno se lo tiene e tira fuori l’ottimismo. La nostra storia legata a Berlusconi è straordinaria e fa male parlarne. Non ne vogliamo parlare, parliamo di quello che facciamo».