Grexit, e poi? Tornare alla dracma è comunque difficile. Ecco perché

Ipotesi Grexit? Se ne parla molto in questi giorni ma poi, entrando nel merito della discussione economico-politica, quanto è realizzabile un ritorno alla Dracma, e a scapito o a vantaggio di chi e di cosa? proprio in queste ore calde in cui il negoziato tra Bruxelles e Atene prova a motivare un nuovo tavolo, tra problematiche concrete e illusorie aspettative, gli esperti provano a rispondere all’ardito quesito.

Grexit, la dracma e poi?

Si fa presto a dire Grexit, insomma, ma poi quali scenari si aprirebbero dopo l’addio del paese ellenico alla mometa unica? Qualsiasi analista interpellato su un’eventuale uscita della Grecia dall’Euro deve tener conto, prima di provare a rispondere, di questioni decisamente pratiche che, al di là dell’utopia geo-economica, dovrebbero prevedere per esempio la creazione di una nuova valuta greca da immettere sui mercati finanziari. Un’operazione, a detta degli esperti, non meno difficile e complicata delle estenuanti trattative che da mesi sono in corso tra Atene e creditori. Gli analisti di mercato spiegano insomma al Financial Times che per passare ad una nuova Dracma occorre superare una serie di ostacoli. Quali?

Gli ostacoli alla Dracma

In pratica, un eventuale ritorno alla Dracma comporterebbe come prima cosa la necessità da parte dell’Organizzazione internazionale per la normazione (International Organization for Standardization, Iso) di dare alla nuova valuta greca un codice che possa essere identificato dai computer per elaborare pagamenti e operazioni su titoli e derivati. Il codice di tre caratteri potrebbe essere GRN (Grecia nuovo), per distinguerlo dal precedente GRD (Grecia Dracma). In teoria, poi, la programmazione di un nuovo codice potrebbe essere realizzata in meno di 24 ore, ma nella realtà concreta, per adeguare tutti gli strumenti utilizzati nelle operazioni valutarie occorrerebbe decisamente molto più tempo. Inoltre, altra questione non da poco, in caso di ritorno al vecchio conio si renderebbe necessario risolvere legalmente tutte le questioni legate a contratti finanziari sottoscritti in euro: il che significherebbe ritrovarsi ad affrontare un lavoro lento, lungo e meticoloso. Infine, non è da sottovalutare la constatazione avanzata da alcuni addetti ai lavori secondo cui la nuova valuta greca durante i suoi primi anni di vita sarebbe probabilmente esclusa da un sistema di regolamento centralizzato, come ad esempio il Cls (Continuous Linked Settlement), attivo nel mercato valutario con l’obiettivo di eliminare il cosiddetto settlement risk nelle transazioni. Quindi il trading di una nuova Dracma fra le parti dovrebbe essere regolamentato tra le parti stesse, aumentando l’esposizione al credit risk nel caso del tanto temuto default. Tutti nodi che potrebbero venire al pettine: l’ultima parola però, come noto, spetta al negoziato in casa Ue, attualmente in corso…