E la Grecia scassa anche l’asse franco-tedesco: Ma l’Italia non ne approfitta

I tedeschi non si fidano più della Grecia. E hanno le loro ragioni. Tutto sommato già Papandreou e Samaras avevano fatto mirabolanti programmi poi rimasti sulla carta. Dei sessanta miliardi di privatizzazioni garantiti, ne sono entrati appena un paio nelle casse di Atene. E gli armatori miliardari che fuggono le tasse sono fumo negli occhi per la classe media bavarese, che le paga fino all’ultimo euro. I tedeschi si domandano perché mai l’austerità abbia funzionato in Portogallo, in Irlanda, a Cipro, perfino in Spagna, e non in Grecia, nonostante più di trecento miliardi di prestiti.

Opinione pubblica tedesca ha già condannato i greci

La Francia non è solo più tollerante, trova anche una convenienza nella tolleranza, perché la applica innanzitutto a se stessa. Il governo di Hollande naviga da tempo fuori dalla regola del tre per cento. La flessibilità le permette di conservare un molo guida che ne la sua economia ne il suo bilancio consentirebbero. Lo scambio preteso da Mitterrand, si all’unificazione tedesca in cambio della moneta dei tedeschi, è ancora il prezzo della politica di Parigi. Il guaio è che cosi la Francia, che già affossò con un referendum la Costituzione europea, è diventata il vero ostacolo a una maggiore integrazione che metta sotto controllo i suoi conti. Eppure solo un’Unione di bilancio, dopo quella monetaria, potrebbe evitare la Grexit, la cacciata della Grecia, senza rischiare la Gerxit, e cioè la secessione della Germania.

Grexit contraria a interesse nazionale dell’Italia

Bisogna dunque trovare un sistema che garantisca a chi presta di verificare come si spende, per mettere in comune, almeno in parte, il debito e il welfare. La BCE ha potuto abbassare i tassi per tutti, con il cosiddetto «quantitative easing» tutt’altro che gradito ai tedeschi, perché è l’unica agenzia federale dell’Europa. Ma è sola, oltre che unica. Di certo – scrive Antonio Polito su “Il Corriere della Sera” – è nostro interesse nazionale che la Grecia resti nell’euro. Per ragioni ideali. Ma anche perché, se Atene uscisse, l’Italia non avrebbe più il secondo debito pubblico più alto dell’Europa, ma il primo. E con non uno, ma due partiti antieuropei in lizza per la vittoria elettorale.