E il greco Varoufakis annuncia: «Se domenica vince il Sì, mi dimetto!»

“Rassegnerò le dimissioni se vince il sì al referendum”. Il ministro delle finanze ellenico Yanis Varoufakis, protagonista della trattativa ad oltranza con i vertici della Troika e con l’Ue, mette adesso le carte in tavola e svela quello che già tutti avevano immaginato: se domenica vincono i filo Ue lui e il governo Tsipras se ne andranno a casa. Varoufakis ha poi ribadito la linea dell’esecutivo: “Non firmeremo nessun accordo senza la ristrutturazione del debito” greco. Aggiungendo che se vincerà il “si” al referendum la Grecia firmerà il piano proposto dai creditori (ovvero la troika) ma se a prevalere sarà il “no” come Varoufakis e Tsipras sperano, “riprenderemo immediatamente le trattative”. Ecco perciò che il ministro delle finanze mette le carte in tavola. Il referendum è la mossa ideata dal governo ellenico per ottenere ciò che non è stato possibile con i negoziati: la ristrutturazione del debito. Operazione complessa, ma che si sarebbe potuta realizzare già negli anni scorsi senza l’irrigidimento della Merkel e di quei paesi del nord Europa che hanno temuto una conseguente, possibile espansione a macchia d’olio delle richieste in tutti gli altri Stati impelagati nella morsa del debito pubblico.

Insomma, quello di domenica prossima è un referendum voluto dai nuovi dirigenti greci per uscire dall’angolo, per dare più corpo e sostanza alla propria rivendicazione. Quel che è certo è che, come ha spiegato Varoufakis, nulla sarà più come prima dopo il voto dei cittadini greci. In un caso o nell’altro si scioglieranno parecchi equivoci: se vince il No tutti coloro che contrastano le politiche di austerità riceveranno nuova linfa e nuove speranze di cambiamento; se vince il Si sarà quasi una consacrazione per la Merkel e per le politiche imposte dalla Germania. Noi italiani, come sempre, stiamo alla finestra a guardare. Dubbiosi e speranzosi. Ancora poche ore e sapremo.