Grecia, Juncker si vuole vendicare: «Anche se vince il sì saranno guai seri»

In queste ore dense di tensione che precedono il referendum greco, piomba su Atene come una doccia fredda la “vendetta” del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. «Se i greci voteranno “no” al referendum di domenica, la posizione della Grecia sarà drammaticamente indebolita» nei negoziati di un eventuale nuovo programma. E fin qui, tutto come da copione. Ma poi l’ultimatum su fa più cupo. «Anche nel caso in cui il risultato del referendum greco «sarà “sì”, il negoziato sarà difficile». Sibillino, oracolare, glaciale, vendicativo. Juncker, che non ha voluto aggiungere altre spiegazioni a questa dichiarazione, «dato che il referendum è domenica», ha ricordato che «il programma è finito» e che «non ci sono negoziati in corso».

Juncker si vendica, per la Grecia sono guai

Insomma, per Juncker la Grecia è spacciata sia col sì che non il no. Il presidente della Commissione Ue non ha preso bene – è evidente – le mosse di Tsipras, dal quale si è sentito preso in giro. Ricordiamo che Juncker è stato l’artefice del tentativo in extremis della Commissione europea per riportare al tavolo delle trattative il primo ministro greco, il quale avrebbe dovuto «valutare» la proposta lanciata in zona Cesarini appena qualche giorno fa. Bruxelles chiedeva però al governo greco una campagna per il “si” al referendum e in cambio, avrebbe accettato di discutere il tema di una riduzione del debito. Secondo fonti comunitarie, Juncker, avrebbe detto a Tsipras di essere disposto a convocare un Eurogruppo di emergenza per  stanziare immediatamente nuovi aiuti, se il premier ellenico avesse inviato un’accettazione scritta dei termini proposti dai creditori per il varo di un nuovo programma.

E la trattativa si “congelò”

Juncker avrebbe inoltre promesso uno riscadenzamento del debito di Atene se al referendum vincessero i sì. Poi, come sappiamo le cose sono precipitate e il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha preso tutti i contropiede annunciando che il governo non rimborserà la rata da 1,6 miliardi di dollari dovuta al Fmi. Di fatto quella “ciambella” lanciata in extremis da Juncker non è stata raccolta dal premier Tsipras, che anzi ha congelato la trattativa con la Ue, intensificato l’impegno pee il “no”, per l’uscita dall’Euro. Si spiega, in questo tira e molla estenuante, la “vendetta” di Juncker e la sua severa aserzione: o col sì o col no per la Grecia sono guai seri.