Grecia, gli scenari del dopo voto. Verso un governo di unità nazionale?

I sondaggi raccontano di una Grecia spaccata tra il Sì e il No. Ma cosa succederà in caso di vittoria del No e cosa se vinceranno i Sì? Ecco alcuni scenari.

VITTORIA DEL SI’ – Il premier Alexis Tsipras ha convocato il referendum e ha chiesto ai greci di votare No. Per evitare il completo suicidio politico, in caso di vittoria del Sì, il primo ministro si dovrebbe dimettere, come ha lui stesso lasciato intendere, per non trovarsi a dover firmare accordi che ha rifiutato in precedenza. Il Paese potrebbe dunque andare ad elezioni anticipate, probabilmente a settembre. Ma visto che la crisi finanziaria della Grecia è giunta a un punto critico, il presidente della repubblica, Prokopis Pavlopoulos, potrebbe chiedere ai partiti di formare un governo di unità nazionale che negozi con i creditori. Ma non è semplice: i partiti che si sono detti disponibili – Nuova Democrazia, Pasok e To Potami – non hanno i 151 voti necessari per fare una maggioranza (al momento dispongono di 106 deputati), quindi avrebbero comunque bisogno del sostegno di almeno una parte di Syriza e dei Greci Indipendenti, ora al governo. Per la guida di un esecutivo del genere si fanno i nomi del governatore della Banca di Grecia ed ex ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, del sindaco di Atene, Giorgos Kaminis, e persino dell’ex premier conservatore Kostas Karamanlis, screditato politicamente, ma che è tornato alla ribalta in tv con un appello per il Sì. Vista la difficoltà e i tempi stretti per la nascita del governo di unità nazionale (e considerando che il 20 luglio la Grecia deve pagare 3,49 miliardi alla Bce), Tsipras potrebbe anche restare al suo posto, avviare negoziati con i creditori, e lasciare il passo alle elezioni quando la situazione economica si sarà stabilizzata.

VITTORIA DEL NO – Il premier ha detto che il No rafforzerà la posizione greca al tavolo negoziale. Ma questa affermazione è stata confutata da molti protagonisti europei della trattativa, in primis dal presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Lo stesso Tsipras ha promesso che riprenderà immediatamente i colloqui con i creditori. Ma molti in Europa ritengono che il negoziato sarà più difficile, visto che il No respingerebbe l’intero pacchetto di accordi, compresi i punti su cui si era vicini a un’intesa. Il No, prevedono, porterebbe Atene a un isolamento nell’eurozona. Senza aiuti immediati, la Grecia andrebbe in default sul pagamento alla Bce e la crisi precipiterebbe: le banche, in assenza di sostegno dalla Banca centrale europea, andrebbero al collasso. Anche in quel caso, Tsipras potrebbe dimettersi e lasciare il passo all’unità nazionale. Questo esecutivo, vista la crisi di liquidità, dovrebbe probabilmente introdurre una valuta parallela, o dei certificati detti IOU (Pagherò), mettendo di fatto in moto il meccanismo della Grexit, l’uscita di Atene dall’euro.