Sul “Giornale” Berlusconi attacca Tsipras, ma sul “Foglio” Brunetta lo difende

Se vogliamo, un mezzo miracolo Alexis Tsipras lo ha già fatto: Forza Italia si è rimessa a fare Politica (con la maiuscola) dopo anni di recriminazioni, spaccature, svoltine (come sui gay) e aspre polemiche su pascalizzazione degli organigrammi e cerchi magici. La tragedia greca ha imposto l’alt, “costringendo” il gruppo dirigente forzista ad uscire allo scoperto sul tema dell’Europa, della sua governance e dei suoi obiettivi.

Berlusconi: «È un mix di ideologia e demagogia anticapitalista»

E il dibattito non è niente male: a compensare un Brunetta ed una Santanché, sorprendentemente schierati con il premier greco, è stato necessario l’intervenuto di un Tajani in veste di custode dell’ortodossia del popolarismo europeo che fu di De Gasperi. Correzione opportuna, ma che priva di distinguo e criticità conduce diritti tra le braccia di frau Merkel, il cui sorrisetto derisorio all’indirizzo del Cavaliere, in accoppiata con Sarkozy, ad Arcore non l’hanno ancora scordato. La posizione di Forza Italia sul destino del Vecchio Continente è stata così avocata personalmente da Berlusconi che l’ha codificata, nero su bianco, in una lettera-editoriale pubblicata da Il Giornale sotto il titolo «Teniamo la Grecia, cambiamo l’Europa». L’ex-premier non lesina critiche agli attuali leader comunitari, arcigni guardiani di un «rigore senza sviluppo» che sta mettendo ko un’economia dopo un’altra. Ma nessuna indulgenza trapela per Tsipras, definito anzi «mix di ideologia e di demagogia anticapitalista dagli effetti disastrosi». Comprensione, semmai, Berlusconi la riserva a quei milioni e milioni di cittadini europei pronti ad ogni tornata elettorale a gonfiare le vele di lepenisti, grillini, leghisti e via elencando. Morale: la Grecia va aiutata, ma le regole dell’Europa vanno riviste da cima a fondo proprio perché sia lo sviluppo a prevalere sul rigore e non l’opposto.

Brunetta: «Lo invidio, sta sfidando le euroburocrazie di Bruxelles»

È del tutto evidente che Berlusconi vuole a tutti i costi presidiare lo spazio politico del popolassimo. Deve farlo perché è a quella cultura che si richiama Forza Italia ma anche per evitare che alla fine possa essere Renzi l’unico ad essere percepito come dotato di realismo politico in un’Italia attraversata e scossa da demagogia e antipolitica. Ma quella popolare non è l’unica anima presente in Forza Italia, soprattutto ora che la concorrenza elettorale di Salvini si sta trasformando in egemonia culturale sul centrodestra. Non sbaglia quindi Brunetta quando sul Foglio ribadisce la propria vicinanza a Tsipras («lo invidio perché è stato capace di sfidare le burocrazie europee») e quando mette impietosamente a nudo l’evanescenza dell’Europa rispetto al «quadrifoglio tragico» (immigrazione, terrorismo, guerra fredda e crisi greca). Posizioni, come si vede, distanti ma che rivestono spessore culturale dignità politica. E quand’anche si litigasse pure – su temi come questi e con argomentazioni così forti e radicali – male di certo non farebbe. Anzi…