Giordano Bruno Guerri: “Il fascismo fu un movimento modernizzatore”

Intervistato da Giancarlo Perna su “Il Giornale”, Giordano Bruno Guerri spiega che «La questione fascista è ormai superata. Ma quando iniziai nel 1972 con la biografia di Bottai c’era un problema storiografico aperto. Senza essere suo allievo, ho affiancato Renzo De Felice. Quando lui parlò del consenso al regime, io dimostrai con Bottai che c’era una cultura fascista. Fino ad allora, fascismo era solo un insulto». Studiandolo ti sei immedesimato? «Per natura, col fascismo sarei finito in ceppi. Ma, contrariamente a quanto si crede, fu un movimento modernizzatore: le masse e le donne fecero ingresso nella vita dello Stato».

Il fascismo ha avuto la grande colpa di sopprimere i diritti individuali

«Ha unificato gli italiani. I quali, forse proprio perché è stato il fascismo a farlo, sono venuti male». I grandi torti del fascismo furono le leggi razziali e la sconfitta bellica? «La sua colpa radicale fu privare la gente dei diritti individuali. Il resto è una conseguenza».

Il fascismo ha unito gli italiani. E il risultato è quello che è

Hai anche scritto biografie di intellettuali. La prima fu di Curzio Malaparte. «Volevo, come sempre, correggere una vulgata sbagliata. Curzio passava per voltagabbana e mediocre scrittore. In realtà, era uno spirito rivoluzionario, di una rivoluzione purchessia. Appoggiò quindi i sovversivi del mondo: prima i fascisti, poi i comunisti». Montanelli, che detestava Malaparte e ti volle collaboratore al Giornale, tè lo ha mai rinfacciato? «Sempre. “Tu che hai scritto di quel bischero!”, mi diceva. Indro mal tollerava raffronti. Malaparte lo aveva sfidato e vinto più volte. Da corrispondente di guerra, gli aveva fregato il posto più interessante sul fronte finlandese. E poi, era più bello». A chi dai la palma? «Montanelli fu straordinario giornalista. Malaparte è più scrittore. Per capire la Seconda guerra mondiale, Kaputt e La pelle sono immortali».