Una generazione senza lavoro: il dramma italiano che nessuno vede

Dopo la generazione dei precari, che oggi hanno tra i 30 e i 40 anni rischiamo, dunque, di produrre un fenomeno ancora più drammatico, la lost generation. Intere classi di età destinate a restare fuori dal mercato del lavoro. A suonare l’allarme è un report del Fmi, un’istituzione che in passato ha preso più di qualche cantonata e quindi non è assimilabile al Verbo.

Londra ormai conta più cittadini italiani di Padova — e la stima è prudenziale

Commenta l’ex ministro Tiziano Treu: «Questa è una fase dell’economia in cui è difficile fare previsioni a 5 anni, figuriamoci a 20!». E poi in materia di lavoro sono tante le variabili, «il dato macro della crescita ma anche il suo mix e poi non si possono dimenticare le policy specifiche rivolte al lavoro».

Intere classi di età destinate a restare fuori dal mercato del lavoro

Prendiamo dunque il lavoro del Fmi – scrive Dario DI Vico su “Il Corriere della Sera” – con le pinze e usiamolo però come stimolo per dare uno sguardo in avanti basandoci sulle (poche) cose che sappiamo. Fatto salvo che l’allarme sulla lenta crescita non può che essere condiviso corre l’obbligo di dire che non è nemmeno automatico che all’incremento del Pii corrisponda un aumento dei posti di lavoro. Esiste ormai una robusta letteratura sulle riprese jobiess, senza occupazione.

E’ un fenomeno ancora più drammatico rispetto a quello della generazione dei precari

Il governatore Ignazio Visco, molto attento ai problemi del lavoro, nelle Considerazioni finali ammoniva che «esiste il rischio, particolarmente nel Mezzogiorno, che la ripresa non sia in grado di generare occupazione nella misura in cui è accaduto in passato all’uscita da fasi congiunturali sfavorevoli». E il motivo è semplice: stiamo incrociando un ciclo tecnologico particolarmente vivace per cui «la domanda di lavoro da parte delle imprese più innovative potrebbe non bastare a riassorbire la disoccupazione nel breve periodo».

Lavoro: tirano soprattutto ristorazione e agricoltura

Al Fmi non piacerà ma quando parliamo di lavoro in Italia dobbiamo aver presente le dinamiche dell’impiego autonomo, che rimangono sostenute come dimostrano le oltre 50 mila partite Iva che si continuano ad aprire ogni mese. Due sono i settori privilegiati da questo flusso: la ristorazione che però rischia un’obiettiva saturazione e l’agricoltura, che sta invece riservando novità inattese. Infine i ragionamenti sulla tost generation italiana si devono infine collegare alla mutata geografia del lavoro.