Gazprom, ecco come la Germania ci ha fregato di nuovo

C’è «una trama tessuta ancora una volta dalla Germania» dietro la cancellazione del contratto di Gazprom con Saipem, la controllata dell’Eni che avrebbe dovuto costruire il gasdotto South Stream per portare il gas russo in Europa passando da Grecia e Italia. A esserne convinto è il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Fabio Rampelli, secondo il quale Berlino «approfitta del ruolo di mediazione acquisito nella crisi russo-ucraina, grazie anche all’inesistente Mogherini, per fregare Roma».

Roma schiacciata tra Kiev e Atene

La società South Stream Transport, controllata al 100% da Gazprom, ha spiegato la rescissione del contratto con Saipem, per un valore di 2,4 miliardi di euro,  con «l’impossibilità di raggiungere un accordo su molti lavori e questioni commerciali per l’attuazione del progetto». La maggior parte degli analisti, però, ha riscontrato dietro l’annullamento della commessa questioni prettamente geopolitiche. A fare da sfondo c’è la crisi tra Mosca e Kiev e la volontà russa di bypassare l’Ucraina nel trasporto del gas in Europa. Questo, secondo i piani iniziali, doveva avvenire principalmente attraverso il gasdotto proiettato a Sud, il South Stream, che doveva essere costruito dall’italiana Saipem, appunto. In questo contesto, però, si sono inserite prima le sanzione europee alla Russia, con le loro ripercussioni sulle aziende comunitarie, e poi la crisi greca, con l’avvicinamento di Mosca ad Atene. Non a caso, più o meno nelle stesse ore in cui a Saipem veniva dato il ben servito, dalla Grecia arrivava la notizia di una commessa per il cosiddetto South European Pipeline di Gazprom. Una scelta che il Financial Times ha definito «uno schiaffo all’Europa».

E Berlino ci guadagna anche con Gazprom

Il paradosso della vicenda è che il cambio di programmi per la tratta sud del gasdotto prevede un potenziamento della tratta nord, il North stream, il cui approdo finale è in Germania. «Così, con buona pace delle sanzioni contro la Russia cui ci siamo sottoposti per volontà europea, noi non possiamo esportare bucatini a Mosca e perdiamo il ruolo geopolitico ed economico derivante dal passaggio del gasdotto in Grecia e Italia, ma la Germania può mettere all’incasso la tratta nordeuropea della linea Gazprom», ha commentato Rampelli, ricordando che si tratta dell’ultimo di una serie di “regali” elargiti all’Italia dall’Europa a trazione tedesca e francese. «Formaggio senza latte, piante e fiori pugliesi embargati dall’Ue, restrizioni sull’olio d’oliva per paura della Xylella, per non parlare del bombardamento francese di Tripoli che ha scassato il Mediterraneo e degli insopportabili vertici bilaterali Merkel-Holland. E ora la fiacca Italia di Renzi perde anche il gasdotto South Stream», ha sottolineato Rampelli, per il quale «la verità è che i Paesi europei restano fratelli coltelli: non puntano a far crescere il continente, ma ciascuno si augura le disgrazie dell’altro per approfittarne e fare cassa. Una specie di Grande Guerra mai terminata, combattuta con le armi della finanza, mentre Usa e Cina se la ridono. E il fallimento del semestre europeo a guida italiana – ha concluso il capogruppo di Fratelli d’Italia – è un altro capolavoro del Mostro di Firenze».