Il Fmi gela l’ottimismo di Renzi: «Per voi il rischio contagio non è escluso»

Dopo la Grecia, l’Italia? Forse sì, forse no. Più probabile il “nì”. È questa l’impressine che si ricava spulciando l’analisi del Fondo monetario internazionale (Fmi) sull’economia italiana. Gli esperti guidati da Christine Lagarde che hanno redatto l’article IV, dedicato al nostro Paese, hanno tracciato uno scenario in cui c’è tutto ed il suo esatto contrario: si legge che l’Italia sta emergendo dalla recessione (più 0,7 del Pil nel 2015 e più 1,2 nel 2016, la performance più debole dell’Eurozona) ma anche che la ripresa è ancora «fragile e lenta». Stessa musica sulle privatizzazioni: va bene la vendita di azioni Enel «ma target più ambiziosi godrebbero dei vantaggi delle condizioni favorevoli del mercati» e sul debito pubblico italiano, definito «sostenibile» (133,3 per cento nel 2015, 132,1 nel 2016) e ne contempo additato come «un importante fattore di vulnerabilità».

Analisi in chiaroscuro sulla situazione italiana

Insomma, chi si attendeva dal Fmi la definizione di uno scenario dai contorni più netti e la prescrizione di una cura più adeguata, è rimasto certamente deluso. Le poche certezze che l’analisi “regala” riguardano il tasso di disoccupazione, che si attesterà al 12,5 per cento nel 2015 e al 12,2 nel 2016. Una piccolissima contrazione in positivo che – anche in questo caso – il Fmi fa scomparire nelle previsioni evidenziando che «riflettendo l’ampio aumento della disoccupazione, le disuguaglianze dei redditi e il rischio di poverta’ sono aumentati». Per quanto riguarda il deficit, è valutato in rialzo: 2,7 per cento quest’anno e al 2,1 il prossimo.

Fmi: «Ripresa ancora fragile e lenta»

Ma è la parte più “politica” dell’analisi che sembra smentire l’ottimismo sfoggiato da Matteo Renzi, sempre più convinto di far parte in Europa del “giro che conta” mentre in realtà – e va riferito senza baldanza alcuna – viene sistematicamente escluso da Merkel ed Hollande ogni qualvolta si deve decidere. Per il Fmi, il premier ha avviato «un’ambiziosa agenda per rivedere il sistema economico e politico italiano», però (ormai è d’obbligo) «c’e’ ora una finestra di opportunità da cogliere con riforme più profonde per riavviare la crescita». L’invito ad accelerare sulle riforme è solo l’anticipo del botto finale. Eccolo: «Gli avversi sviluppi in Grecia potrebbero avere un sostanziale impatto sull’Italia tramite effetti sulla fiducia, anche se l’esposizione diretta e’ limitata», come limitati sono «i rischi di contagio nel breve termine».