E adesso Renzi vuole anche la testa di Marino. Resa dei conti nel Pd

In Sicilia c’è Rosario Crocetta, che non va più per la maggiore nell’isola. E non solo per la storia della presunta intercettazione che lo coinvolgerebbe. Il Pd, nei panni nuovi di Davide Faraone, e in quelli vecchi di Totò Cardinale, vorrebbe andare subito alle elezioni per sostituirlo. Dal Nazareno non sono affatto contrari ad abbandonare Crocetta al suo destino. Però ci vogliono tempi e modi. Come ha spiegato lo stesso premier Matteo Renzi ad alcuni parlamentari siciliani e ai fedelissimi. Non si tratta solo della storia dell’intercettazione, della cui veridicità ancora non si sa nulla. È un’altra la questione che preoccupa il presidente del Consiglio, sempre attento a evitare passi falsi, soprattutto in questa fase in cui di svarioni ce ne sono stati fatti sin troppi. «Se sfiduciamo Crocetta e lo costringiamo alle dimissioni ora e andiamo alle elezioni subito — è stato il succo del ragionamento del presidente del Consiglio — rischiamo un effetto domino sulle amministrative, perché sappiamo tutti come può andare a finire il voto in Sicilia», è il retroscena de “Il Corriere della Sera”.

Dopo Crocetta, tocca a Marino: Renzi vuole fare piazza pulita

Già, è uno di quei casi in cui si può tranquillamente dire che da una sconfitta ne nasce un’altra e poi una nuova ancora. Per farla breve, far cadere Crocetta adesso sarebbe un errore, perché, per la legge elettorale siciliana, bisognerebbe andare al voto in ottobre. Il che significherebbe, spiega un autorevole esponente renziano, «regalare la regione a Beppe Grillo e far arrivare il Pd non secondo, bensì quarto».

Si potrebbe votare in primavera non solo in Sicilia, ma anche nella Capitale…

Ma il premier, a dire il vero, vorrebbe di più, per evitare che il Pd appaia come una forza politica «appannata», in «agonia», in preda ai potentati locali, «dove il primo che si alza crede di comandare senza pensare al bene comune di tutto il partito». Ossia chiarire una volta per tutte anche il “caso Roma”: «Non è detto che non si ripassi da Vespa», è la battuta che più di un fedelissimo gli ha sentito fare in questi gomi. Già, fu proprio a Porta a Porta, che il premier fece chiaramente intendere a Marino che poteva rimanere al suo posto solo se dimostrava di essere in grado di governare la città.