Il dissidente cinese non piace a Londra: negato il visto all’artista Ai Weiwei

Ai Weiwei è un personaggio che imbarazza. O almeno questo è quello che pensa il governo britannico, che ha negato all’artista e dissidente cinese un visto di sei mesi per lavoro, con la motivazione che nella sua domanda ha mentito negando di aver subito “condanne criminali”. La notizia è stata diffusa su Instagram dallo stesso artista, che ha ottenuto un visto di venti giorni. In realtà Ai Weiwei è stato detenuto nel 2001 per 81 giorni e non è mai stato accusato e tantomeno condannato per alcun reato. “Come avvocato posso dire che Ai Weiwei non ha subito alcuna condanna. Stando alla legge cinese il caso è stato chiuso allo stadio delle indagini di polizia e non ha mai raggiunto i tribunali”, ha commentato Liu Xiaoyuan, un legale impegnato sul terreno dei diritti umani. Dando la notizia sul suo sito web, il Financial Times sottolinea che “in ottobre è prevista una vista di Stato in Gran Bretagna del presidente cinese Xi Jinping” e “un visto di sei mesi avrebbe potuto rendere possibile la presenza nel paese dell’artista durante la visita”. Questo, prosegue l’autorevole quotidiano, “avrebbe potuto essere d’ imbarazzo per il governo britannico, che negli ultimi anni ha lavorato duramente per migliorare le sue relazioni con Pechino”.

Caso Ai Weiwei, La replica dell’ambasciata

La lettera di risposta dell’ambasciata contenente ‘l’errore’ è stata pubblicata dallo stesso Ai Weiwei su Instagram. Nella lettera, firmata dall’ “entry clearing manager” della sezione visti dell’ambasciata, si legge: “E’ una cosa di pubblico dominio che Lei ha ricevuto in passato una condanna per attività criminali in Cina, e Lei non l’ha dichiarato”. Ai Weiwei afferma in un altro messaggio affidato ad Instagram di aver “più volte” cercato di chiarire l’equivoco con l’ambasciata, senza essere ascoltato. I suoi interlocutori “hanno riaffermato l’affidabilità delle loro fonti” e hanno rifiutato di fare marcia indietro. Ai Weiwei, al quale le autorità hanno restituito il passaporto la scorsa settimana dopo averlo sequestrato nel 2011, è partito oggi da Pechino per la Germania con un visto Schengen, valido per 25 paesi europei tra cui l’Italia, ma non per la Gran Bretagna. Non è chiaro se l’artista potrà partecipare all’inaugurazione di una mostra delle sue opere che si terrà in settembre alla Royal Academy of Arts di Londra.

Ai Weiwei in rotta di collisione con Pechino dal 2008

Ai Weiwei ha 57 anni, un fisico massiccio, ed è il più noto all’estero degli artisti e dissidenti cinesi. Suo padre Ai Qing è stato un famoso poeta, ed anche per questo Ai Weiwei è conosciuto e rispettato in Cina. L’artista si è messo in rotta di collisione con le autorità a partire dal 2008, quando ha sostenuto le rivendicazioni dei sopravvissuti al terremoto del Sichuan, una tragedia che provocò la morte di decine di migliaia di persone e che le vittime hanno in parte attribuito alle negligenze dei governanti. Mentre era detenuto – segretamente e al di fuori della legalità – una delle sue società, la Fake Cultural Development Company è stata condannata a pagare una multa salata per evasione fiscale.