Disastro ATAC, tra salvataggi e fallimento: ha 1,5 miliardi di debiti

Salvare l’Atac, l’azienda controllata al 100% dal Comune di Roma che gestisce il trasporto pubblico locale, sembra un caso disperato. Per capire l’entità del dissesto bastano pochi numeri. Dal 2003 l’azienda non ha prodotto unbilancio in utile: nel 2012 segnava una perdita di 157 milioni, saliti a 216 l’anno successivo. Nel 2014 il rosso, pur in calo, si è assestato sui 141 milioni. Nella prima metà del 2015 si sono già accumulate passività per 60 milioni, che proiettano il risultato finale dell’anno a-135/-140 milioni. Con questi risultati, non sorprende come il debito sia arrivato a una forbice tra 1,4-1,6 miliardi.

ATAC non ha chiuso un bilancio in utile dal 2003

Una situazione come questa – si legge su “Il Sole 24 Ore” – ha permesso di tenere a galla l’azienda solo attraverso continue ricapitalizzazioni, che hanno portato il Comune a svenarsi per oltre un miliardo negli ultimi anni. E sarà sempre da una nuova ricapitalizzazione che si ripartirà per evitare che l’azienda di via Prenestina porti i libri in tribunale. In fretta e furia, la Giunta capitolina ha approvato ieri l’asse stamento di bilancio (il documento contabile che a metà esercizio consente di rivedere le previsioni realizzate). Nel testo si fa riferimento all’accantonamento in bilancio delle somme destinati agli interventi di ripiano per Atac.

Nel 2013 le passività hanno toccato i 216 milioni e 141 milioni nel 2014.

In sostanza, il Campidoglio verserà all’Atac 200 milioni, poi la Regione girerà 301 milioni al Comune che andranno a finanziare gli investimenti per il trasporto pubblico locale. «In questi mesi abbiamo compiuto uno sforzo enorme come Regione Lazio per sostenere il trasporto pubblico di Roma e per difendere il diritto alla mobilità dei cittadini e dei lavoratori delle aziende trasferendo circa un miliardo di euro dal 2013», ha dichiarato in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Anche se Atac lamenta ancora crediti nei confronti della Regione per 580 milioni.

E per il 2015 si viaggia verso un rosso di 135-140 milioni

L’ostacolo più forte alla privatizzazione viene proprio dalla politica. Già nella scorsa consiliatura Alemanno aveva provato a mettere in vendita il 40% di Atac, ma era stato stoppato proprio all’interno della sua stessa maggioranza: nessuno, si diceva, voleva prendersi la re sponsabilità degli eventuali (probabili) interventi sul personale. Con Marino si sta ripetendo lo stesso copione. Cgil, Cisl e Uil in una nota hanno scritto ironicamente: «Siamo al capolinea». Sul piede di guerra è anche Sei, con cui i rapporti sono già tesi dopo le dimissioni del suo vicesindaco Luigi Nieri. Ma anche nella sinistra del Pd c’è già chi parla di «svendita».