Ora la destra abbia il coraggio di dire che l’Europa politica è un’utopia

Più Europa? Europa dei popoli? Salvare la Grecia, ma non Tsipras? Salvare l’Europa, ma lasciare la Grecia al suo destino? Forse la destra italiana dovrebbe riflettere maggiormente. Nessuno di noi ha la verità rivelata, ovvio, ma invece di provare a spiegare, a posteriori, il perchè del risultato del referendum greco, forse sarebbe meglio cominciare a fare i conti con la realtà. E con la verità. Verità che, purtroppo, è diversa da quel che (sempre) ci siamo raccontati. Perché l’Europa è stata un sogno e una idea-forza alla quale ancorare la volontà di riscatto sia degli sconfitti sia di tutti coloro che volevano evitare altri lutti e altro sangue. Ma la sua vagheggiata unità politica è stata, giusto per restare alla Grecia, una chimèra. Un’utopia. E non per colpa di qualcuno o di qualcosa. Ma semplicemente perché è impossibile unificare storie e culture millenarie così diverse. È una fatica di Sisifo. L’Europa che esiste da sempre come Continente, mai è esistita come entità politica. Mai, neppure una volta, nell’arco delle migliaia di anni di conoscenza alle nostre spalle i popoli che hanno calpestato il suolo europeo si sono riuniti sotto le stesse insegne. Anzi, la Storia ci insegna (quella stessa Storia maestra di vita) che gli uni hanno sempre cercato di soverchiare e sottomettere gli altri. Sempre e con ogni mezzo.

L’Europa è ed è stata la culla delle diversità. Diversità positive e negative, ma diversità. Per questo è stato impossibile trovare, come provò a fare per due anni la Convenzione europea guidata da Giscard d’Estaing, uno straccio di minimo comune denominatore europeo. Ci si dovette arrendere alla realtà: da Lisbona agli Urali neppure i Campanili erano elementi unificanti, figuriamoci il resto. E infatti soprassedettero. Ecco, magari il referendum greco ci darà adesso la opportunità di discutere. A bocce ferme, come si dice. Per ancorare l’iniziativa politica alla realtà. L’unica cosa con la quale la politica deve saper fare i conti, pena il confinarsi alla marginalità. La signora Margaret Thatcher, ancorchè rappresentante di una destra liberista, sull’argomento Europa ebbe parole nette. Gelosissima dell’autonomia e della specificità britannica, osservò che il Mercato comune europeo era una gran cosa, mentre la moneta unica avrebbe portato al disastro, avvantaggiando i paesi più ricchi a scapito di quelli più poveri. Ecco, possiamo finalmente dire anche noi, da destra, la verità su una costruzione irrealistica? O siamo condannati a ripeterci all’infinito la solita litania della comunità di destino?