De Luca rimane governatore della Campania. La legge non è uguale per tutti

“La legge è uguale per tutti”:  è questa la scritta che compare nelle aule di tribunale. Ma in Italia, per dirla con George Orwell, c’è sempre qualcuno più “uguale” degli altri, soprattutto se ci sono di mezzo esponenti della sinistra. È il caso di Vincenzo De Luca.  Il Tribunale civile di Napoli ha infatti accolto il ricorso  per la sospensione degli effetti della legge Severino. Il governatore della Campania potrà continuare ad esercitare la sua funzione di presidente. La pronuncia è della prima sezione del tribunale civile, presieduta da Umberto Antico, che ha accolto le richieste dei legali di De Luca, avvocati Lorenzo Lentini e Antonio Brancaccio. Il Tribunale ha trasmesso gli atti alla Consulta per le valutazioni sulla legittimità costituzionale della legge Severino. La sospensione, che era stata disposta in applicazione della legge Severino con un decreto del presidente del Consiglio, era già stata congelata con un provvedimento d’urgenza ex articolo 700 del 2 luglio scorso dal giudice Gabriele Cioffi. Ora il Tribunale civile, in composizione collegiale, ha confermato tale decisione.

Il Tribunale ha dichiarato “rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale” perché la legge Severino, “in violazione degli articoli 76 e 77 della Costituzione”, dispone la sospensione di De Luca dalla carica di presidente della Regione “a seguito di condanna non definitiva” e “perché manca il riferimento a sentenza definitiva di condanna per delitti non colposi, successiva alla candidatura o all’affidamento della carica, così eccedendo i limiti della delega conferita dall’articolo 1 comma 64 lettera m della legge 190 del 6.12.2012”. Ma il fatto socncertante è un altro: secondo il Tribunale la legge Severino sarebbe incostituzionale anche in quanto retroattiva e in quanto prevede un trattamento diverso tra parlamentari e e amministratori locali. Anche sulla base di questi presupposti la prima sezione civile del Tribunale (presidente Umberto Antico, giudici Raffaele Sdino e Anna Scognamiglio) ha dichiarato inammissibile l’intervento del Movimento difesa del cittadino, di Antonio Longo e della Regione Campania. L’irretroattività della Severino era stata sollevata nel caso di Berlusconi. Ora risulta invece ammessa per la vicenda De Luca. Che diranno adesso i giacobini in servizio permanente effettivo?