Cuba, effetti collaterali del disgelo: aumenta il turismo sessuale

Cuba e il ritrovato dialogo con gli Usa: da qualche ora la bandiera cubana è tornata a sventolare al Dipartimento di Stato americano a Washington dopo decenni di incomprensioni tra i due Paesi e dopo il disgelo annunciato dal presidente Obama e avviato nel corso delle trattative entrate nel vivo lo scorso 17 dicembre. La riapertura delle rispettive ambasciate dei due Paesi è il gesto più emblematico dei negoziati del disgelo di questi mesi, la forma più compiuta dell’avvenuta ripresa del dialogo diplomatico tra L’Avana e Wasghington. Ma quale sarà, a breve termine, l’impatto su Cuba del disgelo con gli americani?

Cuba, gli effetti del disgelo con gli Usa

Dunque, tra la bandiera della Croazia e quella di Cipro, da qualche ora al Dipartimento di Stato americano compare anche la bandiera cubana tra quelle dei paesi con cui gli Stati Uniti intrattengono relazioni diplomatiche. Ma quali saranno i risvolti immediati di questo ritrovato rapporto tra Usa e Cuba è ancora presto per dirlo: di certo c’è solo che la svolta nasconde molte incognite, e che le ricadute riguarderanno tutti gli aspetti della vita sociale. E ai primi posti di un’ideale classifica delle possibili conseguenze preoccupanti del nuovo corso che l’intesa ha inaugurato figurano senza dubbio quelle inerenti il fronte del turismo sessuale. L’isola caraibica è del resto, e da sempre, tra le mete più frequentate e sognate dai turisti del primer mundo, poco importa se dall’Europa, dal Canada o dagli Usa. Sulla scia del deshielo, quindi, il turismo a stelle e strisce non ha potuto che aumentare, e da subito, registrando un +15% solo nel primo trimestre dell’anno. Un dato in aumento esponenziale destinato a crescere sempre di più, non solo per la vicinanza, le spiagge, o i famosi cocktails di letteraria invenzione, ma anche perché i 54 anni di viaggi vietati ora agiscono da calamita, attraendo molti statunitensi fin qui fedeli all’embargo. E sarà d’altra parte proprio il turismo nel suo complesso a dare una mano importante all’anemica economia cubana, soprattutto a breve termine.

Turismo sessuale tra storia e politica

Così, nel sottolineare quanto accaduto in passato, fin dagli anni ’20 e ’30, con la presenza degli americanos nell’isola, un nome tra i diversi che si potrebbero citare come quello di Amir Valle, per esempio, autore di libri quali Jineteras (prostitute) e Habana Babilonia, ripercorre genesi e sviluppo del fenomeno “turismo sessuale”, a partire dallo sbarco della mafia, per arrivare fino al moltiplicarsi dei bordelli, descrivendo un andazzo che sarebbe proseguito fino ai primi sintomi della revolucion del ’59. Malgrado tanti e tali precedenti, la prostituzione, però, sarebbe esplosa a pieno negli anni ’90, con il turismo di massa, e in coincidenza con l’addio di Mosca all’Avana, che aggravò la crisi economica nell’isola. Sul finire dei ’90, poi, Fidel diede un giro di vite ai «vizi del capitalismo» con l’Operazione Piaga contro droga, alcol, oltre alle jineteras e ai ragazzi di vita. Molte discoteche, ad esempio il Comodoro e il Palazzo della salsa, furono chiuse. Un’azione dimostrativa che non agì però in profondità fino a scardianre il fenomeno che si sarebbe rigenerato, in maniera più o meno sommersa, fino a tornare nuovamente in evidenza una decina d’anni fa, all’epoca di un brutto incidente diplomatico: George W. Bush accusò Fidel di promuovere il turismo sessuale e la pornografia infantile. Il lider maximo replicò affermando che il presidente aveva seri problemi con l’alcol. E il dibattito riaccese la diatriba e vecchi rancori… Tempi passati, però, ormai decisamente archiviati nella nuova fase idilliaca L’Avana-Washington. E d’altra parte, negli ultimi anni non sono mancati nell’isola caraibica importanti passi avanti sui diritti dei gay e contro le discriminazioni sessuali, anche se machismo e omofobia trovano ancora molto spazio…