Crocetta ci ripensa e sfida Renzi: «Non mi dimetto. Il governo faccia chiarezza»

Rosario Crocetta ci ripensa: non lascia la presidenza della regione Sicilia. Una brusco risveglio per Renzi, che era stato rassicurato dai suoi circa la disponibilità del governatore a dimettersi, seppur non subito. Lo parole pronunciate da Crocetta a Effetto Notte le notizie in 60 minuti, trasmissione di Radio 24,  tracciano uno scenario completamente diverso da quello prospettato al premier. «Non mi dimetto perché ho un dovere di fronte agli italiani», è stato il perentorio annuncio del governatore, che non solo non lascia ma addirittura raddoppia lanciando una sfida al suo stesso partito e quindi allo stesso Renzi: «Se il Pd vuole partecipare al massacro di un innocente, allora vuole dire che non è in grado di tutelare le garanzie democratiche di questo Paese. Io al governo chiedo di istituire una commissione d’inchiesta su questa vicenda».

Sono 4 le procure per cui l’intercettazione non esiste. Ma l’Espresso conferma 

Il ritorno di Renzi dal viaggio in Terra Santa non sarà tra i più spensierati. Il dossier siciliano è una miscela esplosiva che può far saltare in aria anche il governo. Dentro, infatti, c’è di tutto: mafia, antimafia, intercettazioni telefoniche pubblicate dall’Espresso tra lo stesso Crocetta ed il suo medico Matteo Tutino in cui quest’ultimo avrebbe auspicato – nel silenzio dell’interlocutore – per Lucia Borsellino, all’epoca assessore alla Sanità e figlia di Paolo, di «fare la fine del padre». E non è finita perché ben quattro procure (Palermo, CataniaMessina Caltanissetta) negano che questa conversazione esista nonostante le conferme di Luigi Vicinanza, direttore del settimanale. Crocetta usa toni da scontro finale: «Voglio capire – ha detto – se si dà più fiducia alle parole di un tribunale e dei magistrati o agli eversori che vogliono far crollare la democrazia. Questa è la mia sfida. E su questo credo che ormai nel nostro Paese ci si debba mobilitare».

Sul caso-Crocetta si muovono anche Cassazione e Csm

Sulla presunta intercettazione si muovono anche Cassazione e Csm: il pg Pasquale Ciccolo ha chiesto una relazione al procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato per verificare se ci siano «profili di competenza» per intervenire, mentre su richiesta del membro laico di Fi, Pierantonio Zanettin, il Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli deciderà a sua volta se autorizzare l’apertura di una pratica.