Crocetta accusa il giornalista: «Si è vendicato, lo avevo licenziato»

Crocetta disperato. Crocetta che piange. Crocetta che fa la vittima. Nel giro di poche ore, da quando il suo nome e quello del suo medico di fiducia, Matteo Tutino, arrestato per truffa, sono finiti nel tourbillon scatenato da un raccapricciante colloquio telefonico, il governatore della Sicilia sembra aver perso la bussola. E ora arriva l’ultima versione del Crocetta-sputtanato, quella del Crocetta che infanga e semina dubbi sul giornalista che ha rivelato il fattaccio. Sì, perchè quel giornalista faceva parte dell’ufficio stampa della Regione e lui lo aveva licenziato. “Indagate su di lui”, è il grido superbo e accusatorio del Crocetta furioso. Come se bastasse questo episodio del licenziamento a invertire i termini della questione e a farla apparire come un torto, una aggressione ad un uomo probo e onesto, alfiere dell’antimafia e del cambiamento. Espediente tanto poco nobile, quanto sconsiderato.

Crocetta si difende attaccando il giornalista de l’Espresso

“Quello che dice Crocetta è vero, mi ha licenziato tre anni fa dall’ufficio stampa della Regione. Ma questa vicenda non ha nulla a che fare con l’articolo che ho scritto”. Replica a stretto giro il giornalista Piero Messina, uno dei due autori dello scoop pubblicato dall’Espresso. “Si tratta di due vicende – afferma – che non hanno nulla a che vedere. Io faccio il giornalista, cerco solo di raccontare le vicende di cui vengo a conoscenza”. Messina nega con decisione che ci possa essere, da parte sua, alcuna vendetta o spirito di rivalsa: “Non ho alcuna acredine nei confronti del Presidente della Regione che ho sempre rispettato per il suo ruolo e le sue funzioni. Io faccio semplicemente il mio mestiere di giornalista e non credo che mi si possa contestare il fatto di volere continuare a svolgere la mia professione”.

Perché Crocetta parlava della Borsellino con il medico di fiducia?

Come dargli torto? Il Crocetta-furioso rischia di portare acqua al mulino del Crocetta-sputtanato e di rivelare un tratto del suo profilo ancora meno seducente. Eppure, per un uomo che occupa così alti livelli istituzionali e che ha costruito la sua carriera a colpi di lotta alla corruzione e alla mafia sarebbe bastato semplicemente spiegare la ragione per la quale si  intrattenesse a telefono a parlare di Lucia Borsellino, l’ assessore ritenuto scomodo e da “eliminare” come il padre, il magistrato ucciso da una bomba di Cosa nostra, secondo il cinico, sprezzante pensiero del suo medico di fiducia, e mentore (sempre per volere di governatore) della sanità nell’isola. La curiosità ci assale. E non basta a spegnerla il vittimismo di chi si sente vittima di dossieraggio e di vendette postume.