La Corte dei Conti bacchetta il governo: «Province abolite solo a metà»

La solita storia, anzi il solito pasticcio all’italiana: riforme parziali, semiabrogazioni e giungla di competenze tra organi ed enti. Matteo Renzi fa della soppressione delle Province un punto d’onore. È una medaglia che s’appunta volentieri sul petto a testimonianza della concretezza del suo governo. Peccato per lui che nella consueta relazione sulla finanza locale la Corte dei Conti abbia lanciato un serio e motivato allarme sui rischi connessi al riordino non concluso di questo ente la cui conseguenza può arrivare persino a non «garantire servizi di primaria importanza» causa la scarsità di risorse.

La Corte dei Conti: la riforma Delrio è parziale

A giudizio dei magistrati contabili, senza interventi «la forbice tra risorse correnti e fabbisogno» tende infatti a disegnare una «profonda divaricazione, difficilmente sostenibile per l’intero comparto». Si tratta, in realtà, di preoccupazioni già espresse dai giudici della Corte dei Conti nella relazione ad hoc sulle Province, anticipata rispetto all’intero esame della finanza locale per «ragioni connesse alla situazione di criticità (per certi versi emergenziale)» legata all’attuazione della cosiddetta riforma Delrio.

Il rischio è non garantire servizi di primaria importanza

La Corte punta l’indice contro «la mancanza di novità sul fronte dell’attuazione del riordino». Colpevole è il governo che ha lasciato le cose a metà. Infatti, sotto la lente d’ingrandimento della magistratura contabile è finito «lo stato di precarietà della situazione finanziaria degli enti di area vasta (le Province, ndr)».  Una situazione che sta paradossalmente diventando sempre più grave dal momento che alla sottrazione delle risorse non sta corrispondendo in egual misura l’assottigliamento delle competenze. Il risultato – particolarmente visibile proprio nella gestione del 2015, quel analizzata dalla Corte dei Conti – è che le Province non hanno più personale né fondi (perché glieli hanno tagliati) per erogare i servizi (che invece sono ancora di sua competenza). Il solito pasticcio, insomma. E meno male che Renzi doveva mandare in soffitta la vecchia politica.