«Coppie gay? Non devono adottare»: la Lorenzin interviene sulle unioni civili

Unioni civili, sempre più difficile lanciare la volata finale per l’approvazione almeno in commissione entro fine luglio: se da un lato, infatti, tra Pd e Ap l’aria è sempre più tesa, dall’altro i centristi di rivelano sempre più divisi tra le colombe, disposte a mettere comunque in campo una regolamentazione giuridica definita, e i falchi, reffrattari invece a qualsiasi tipo di apertura. Nel marasma delle posizioni se non antitetiche, quanto meno diversificate, è intervenuta dunque in queste ore il ministro delle Salute, Beatrice Lorenzin, che a riguardo ha dichiarato quella che è la rotta politica del suo partito: un’ennesima posizione ancora…

Unioni civili, l’intervento della Lorenzin

«La linea di Ncd – ha dichiarato il ministro intervenendo alla trasmissione L’aria d’Estate, su La7 – è chiara fin dall’inizio: diciamo sì alle unioni civili intese come un modo di gestione dei diritti individuali delle persone, ma diciamo no a tutto ciò che può essere un’equiparazione allo stato di famiglia, soprattutto per ciò che riguarda la genitorialità. Il tema non è permettere a una coppia dello stesso sesso di vivere insieme o di beneficiare di determinati diritti, ma di permetterle di adottare dei figli o avere accesso a pratiche di fecondazione assistita». E a riguardo la Lorenzin si spinge allora ancora più avanti, fino ad ammettere: «Personalmente ritengo che non debba esserci accesso alla genitorialità». Quanto all’adozione del figlio del partner, invece, «si può valutare – ha aggiunto il ministro della Salute –: ad oggi la questione è stata sempre gestita dai magistrati, ma anche qui si rischiano casi di eterologa mascherata, anche se questo tema è ancora più complesso». La norma non contempla direttamente l’aspetto della genitorialità ma «alcuni esperti e giuristi – ha rilevato la Lorenzin – dicono che alcuni aspetti della norma potrebbero fare rientrare dalla finestra ciò che non è entrato dalla porta». Sulla stessa linea, infine, il deputato di Ap Fabrizio Cicchitto, che interpellato sulla questione ha sostenuto: «Le unioni civili, a nostro avviso, devono essere un istituto distinto dal matrimonio e quindi escludere ogni forma di adozione che non sia eventualmente quella di un soggetto derivante da un precedente matrimonio o unione eterosessuale. Quanto alla reversibilità delle pensioni, a nostro avviso, essa non può essere esclusa in via di principio, ma ne va verificata la compatibilità finanziaria».

Unioni civili: il punto

Dunque, almeno a grandi linee, le macro aree in campo sono nette e definite: se sulle unioni civili, Renzi sta giocando la scommessa più difficile e azzardata, il partito di Alfano annuncia che «da parte di Ncd non c’è una chiusura totale alla norma, ma la necessità di rinegoziare e rivedere alcuni aspetti». Come quello della genitorialità, per esempio, a proposito del quale la Lorenzin ha però concluso: «Quello in campo è un tema su cui c’è libera coscienza: è una grande questione che merita un pieno dibattito parlamentare». Insomma, Ncd chiede che nel testo venga esclusa ogni possibile «confusione» con il matrimonio, e il Pd, a sua volta, si dichara pronto ad ascoltare, ma non a concedere troppo margine di movimento e di cambiamento su una normativa a detta dei democratici già parecchio modificata. E sempre nella speranza che alla fine, sui dettrattori alla Giovanardi – che hanno contribuito ad intasare la commissione con oltre 3000 tra emendamenti e subemendamenti – abbia la meglio la linea di chi, come Schifani e Alfano, è disponibile a far arrivare in porto il disegno normativo. A dopo l’estate, molto probabilmente, l’ardua – e dirimente – sentenza…