Chernobyl, catastrofe infinita: un incendio minaccia anche la Bielorussia

Ancora non si sa se è stato domato il devastante incendio, scoppiato il 30 giugno scorso, nella zona di esclusione della centrale nucleare di Chernobyl, teatro nel 1986 del peggior incidente nucleare civile della storia. Si tratta del secondo incendio di grandi proporzioni nel giro di due mesi: a fine aprile le fiamme, probabilmente di origine dolosa, avevano tenuto col fiato sospetto tutto il mondo. Da inizio luglio sono in fiamme circa 130 ettari di erba secca nella foresta vicina all’impianto, come ha reso noto il servizio delle emergenze ucraino. Secondo l’agenzia ucraina Unian, non ci sono pericoli radioattivi, ma le autorità ucraine tendono sempre a minimizzare il pericolo. Le fiamme si sono sviluppate vicino ai villaggi di Kovshilovka e Polesskoye nella piana alluvionale del fiume Uzh. Sul posto sono stati impegnati 117 pompieri e 24 mezzi. Il 28 aprile scorso l’altro incendio si era esteso su un’area di 320 ettari ed era stato domato solo cinque giorni dopo. Questo secondo rogo, secondo Tatiana Timochko, responsabile della Lega ambientale ucraina GolosUa, minaccia la diffusione di radiazioni anche a lunga distanza. «La cenere è spinta dal vento a lunghe distanze, cosa che minaccia la diffusione di radiazioni su grandi territori, perché la cenere poi cade su piante, terre, acque», ha dichiarato. «Naturalmente la concentrazione di radionuclidi nelle aree lontane dall’epicentro può non eccedere i livelli di fondo naturali ma nell’area adiacente è un pericolo reale. Le persone possono mangiare prodotti contaminati», ha aggiunto. Il servizio non ha tuttavia fornito informazioni sulla eventuale contaminazione radioattiva nell’aria. Fatto sta che l’incendio è arrivato a lambire il confine con la Bielorussia, allarmando il governo di Minsk: sono stati inviati nella zona decine di vigili del fuoco ed elicotteri militari antincendio. Il ministero delle Emergenze bielorusso ha fatto sapere che tutti i settori interessati dalle fiamme sono sotto controllo. Le guardie forestali e i pompieri bielorussi hanno successivamente fatto sapere di essere riusciti a fermare il fronte delle fiamme a soli 50 metri dal confine con l’Ucraina. Da parte loro le autorità di Minsk hanno detto che non è stato riscontrato alcun aumento della radioattività. Un esperto scientifico dell’ufficio polacco di Greenpeace da parte sua ha lanciato l’allarme: esisterebbero rischi concreti per i territori circostanti, in particolare in Ucraina, Bielorussia e Russia. Mosca ha offerto nei giorni scorsi di mandare aerei antincendio nella zona, ma non si sa se poi l’operazione è stata messa in pratica. Di certo c’è che Chernobyl continua preoccupare.