Cantone: «Entro ottobre il nuovo piano nazionale anticorruzione»

«Puntiamo ad avere entro fine ottobre l’approvazione del piano nazionale anticorruzione: ci aspettiamo collaborazione». È determinato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione, nel fissare il periodo entro il quale il suo ufficio si doterà di uno strumento prezioso nell’azione di contrasto alla piaga della corruzione. L’annuncio cade nel corso del primo incontro nazionale con i responsabili prevenzione della corruzione degli enti, cui Cantone fissa le scadenze per la seconda fase del piano. Spetterà a loro – spiega il presidente dell’Anac – il compito «di presentare i propri piani anticorruzione entro gennaio 2016».

Cantone: «La seconda fase sarà operativa da gennaio 2016»

Marce a tappe forzate, dunque, per realizzare quale che Cantone ha definito la «rete italiana della prevenzione della corruzione» nella quale i responsabili che operano nei singoli enti sono un tassello fondamentale. Per questo – ha spiegato il magistrato – «serve un rafforzamento del loro ruolo». Soprattutto in autonomia. Sul punto Cantone è stato quanto mai esplicito: «Il responsabile anticorruzione – ha spiegato – deve essere autonomo rispetto all’organo di indirizzo politico. Non può essere un soggetto assunto a termine. Deve avere la schiena dritta. E deve essere un interno – ha concluso -, competente rispetto alle dinamiche della Pa, non un soggetto calato dall’esterno». Il presente – ed il numero uno dell’Anac non lo nega – è tutt’altro che entusiasmante: colpa della «logica burocratica» che informa gli attuali piani anticorruzione, la cui prima conseguenza è «la tendenza a sminuire i rischi».

Sulle Olimpiadi 2024: sbagliato rinunciare per paura della criminalità

Cantone ha tempo anche per digressione sulla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, di recente approvata dal consiglio capitolino con il voto contrario del M5S che ha accampato il rischio-corruzione per spiegare la propria ostilità. Un rischio non condiviso dal presidente dell’Anac, che sull’argomento ha speso parole molto chiare: «Se uno Stato rinuncia ad un grande evento perchè c’è il rischio corruzione e criminalità – ha detto -, è di per sè una sconfitta». Nessuna rinuncia, dunque, anche se – ha tenuto a precisare  – «le scelte le fa la politica».