Il Califfato avanza: ora anche la Tunisia costruirà il suo muro anti-immigrati

Anche la Tunisia edificherà il suo muro anti-terrorismo: il premier tunisino, Habib Essid, ha annunciato l’avvio dei lavori per la costruzione di un muro e di un fossato lungo il confine con la Libia, nell’ambito del piano volto a fermare l’infiltrazione di jihadisti dalla Libia. Lo ha detto durante un’intervista alla tv di Stato. Il muro sarà lungo 168 chilometri e sarà ultimato entro la fine del 2015. «La Libia è diventato il primo problema e stiamo studiando anche di istallare apparecchiature elettroniche lungo il confine nonostante la spesa» ha detto il premier, che ha proseguito: «La guerra contro il terrorismo è responsabilità di tutti i tunisini, il nostro dovere è il rispetto della Costituzione e lo stato d’emergenza mira a proteggere le istituzioni», ha detto, alla tv intervistato da tre giornalisti su argomenti di attualità come lo stato di emergenza e il terrorismo. Essid ha difeso la decisione della proclamazione dello stato di emergenza da parte del presidente della Repubblica Essebsi, definendola come necessaria e rassicurato i cittadini sul rispetto delle libertà fondamentali della persona affermando: «Agiremo conformemente alla legge». Lo stato di emergenza dona in effetti poteri eccezionali alle forze dell’ordine per poter lottare più efficacemente contro i terroristi, ma un ritorno al passato per quanto riguarda la compressione dei diritti acquisiti è esclusa dal premier, che tuttavia ha ammesso di comprendere l’inquietudine dei cittadini. Essid ha rigettato le accuse di lassismo e impotenza nei confronti delle forze di sicurezza sostenendo che anzi esse sono passate dalla reazione all’azione.

Tunisia, anche militari si aggregano al Califfato islamico

Essid, che ha parlato anche della situazione sui confini con la Libia, non ha escluso poi la riabilitazione di ex funzionari della sicurezza specializzati nell’antiterrorismo per inserirli in un corpo specializzato per la lotta al terrorismo e ha difeso strenuamente il ministero dell’Interno dalle accuse periodiche sui media locali dell’esistenza al suo interno di una polizia parallela. E la situazione terrorismo in Tunisia peggiora ogni giorno: ci sarebbe anche un militare tra i 30 giovani di Remada, nel governatorato di Tataouine, al sud della Tunisia, scomparsi da mesi e che le autorità tunisine, allertate dalle stesse famiglie dei fuggitivi, sospettano si siano recati in Libia per unirsi allo Stato Islamico. Il portavoce del ministero della Difesa di Tunisi, Belhassen Oueslati, ha dichiarato alla radio Shems Fm che il militare in questione, è in realtà un disertore. Oueslati ha dichiarato che il militare avrebbe lasciato il suo posto in caserma e sarebbe fuggito senza fornire alcuna giustificazione ai superiori, aggiungendo che a suo carico è stata aperta un’inchiesta e che lo stesso dovra’ comparire davanti al consiglio di disciplina per essere giudicato. Infine, si è scoperto che tutte le pallottole estratte dai cadaveri delle vittime dell’attentato di Sousse del 26 giugno scorso provengono dalla stessa arma. Lo ha affermato il medico legale dell’indagine Moncef Hamdoun in una conferenza stampa organizzata dalla ministero della Sanità, che ha precisato che lo studio autoptico sulla salma dell’attentatore ucciso dalle forze dell’ordine è ancora in fase di completamento. Si attendono inoltre i risultati delle perizie della polizia scientifica.